Provenienti dall’Oriente ed assunti dal mondo arabo, i cosiddetti Arcani Minori - composti da dieci carte numerali (dall’asso al dieci) e da quattro carte di corte (re, regina, cavallo, fante) per ciascun seme (spade, bastoni, coppe, denari) - migrarono in Europa tramite i rapporti commerciali già nel Trecento. Da vero e proprio gioco di carte autonomo, queste 56 carte furono abbinate in seguito ai 22 Trionfi venendo così a costituire quel mazzo di carte che conosciamo dal ‘500 ai giorni nostri con il termine di “gioco dei tarocchi”.
Risulta difficile, se non impossibile, conoscere il reale significato dei semi delle carte attraverso le descrizioni degli uomini di quel tempo, dato le diversità interpretative che ci hanno lasciato. Nell’opera Bizzarrie Accademiche di Giovan Francesco Loredano, troviamo discorsi e versi che furono letti e recitati presso l’Accademia degli Incogniti, fondata dal Loredano stesso. Fra questi, il discorso Che moralità si può cavare dal giuoco delle carte, dove l’autore si intrattiene sul vizio del gioco delle carte e sulla sua perniciosità. Al termine egli compie una digressione sui semi che così descrive: “Si può dire, che nel giuoco delle carte s’intendano le quattro Stagioni dell’anno. Le spade indicano la primavera, nella quale tutti i Principi muovono l’armi. I denari figurano l’Estate, nella quale si raccolgono i grani, e l’entrate. Le coppe ripiene di vino significano l’Autunno. I bastoni sono simbolo del Verno, perché gli alberi del Verno sono nudi a guisa di bastoni. Tanto più, che nel verno sono necessari i bastoni per iscaldarsi” (Venezia, 1638).
Ma altrove troviamo che nel Giuoco del Re tratto dal Giuoco delle Carte descritto da Innocenzo Ringhieri nel suo trattato intitolato Cento Giuochi liberali e d’Ingegno, i semi sono abbinati alle quattro virtù morali e cioè le Coppe alla Temperanza, le Colonne (i Bastoni) alla Fortezza, le Spade alla Giustizia e gli Specchi (i Denari) alla Prudenza (Venezia, 1553).
Una stessa concezione, con tre abbinamenti diversi, si trova nell’opera del Loredano, dove viene spiegato che nel gioco delle carte si trovano le quattro Virtù principali: “Ne i denari s’intende la Giustizia, che suum unicuique tribuit (che a ciascuno dà il suo). Nelle coppe la Temperanza. Ne i bastoni la Prudenza. Che però si figurava da gli Egitij con un’occhio sopra una verga; e nelle spade la Fortezza” (op. cit.).
L’Aretino nel suo scritto Le Carte Parlanti del 1543 ci parla dei significati dei semi che fa derivare dalla natura del gioco stesso. L’opera, strutturata sotto forma di dialogo fra carte "parlanti" e un amico dell’autore, certo Padovano famoso a Firenze come disegnatore di carte, risulta di estremo interesse per comprendere la mentalità dei giocatori di quel tempo. Di seguito si riporta il passo dove le carte dichiarano il loro significato:
PADOVANO: Prima che si cammini più oltre…..dicamisi ciò che in voi significano i Re.
CARTE: La lealtà, che si conviene ai giocatori.
PAD: I Cavalli?
CAR: La fuga e il corso di chi lascia, e di chi tiene le poste.
PAD: I Fanti?
CAR: La servitù, che si richiede nel gioco
PAD: Le Spade?
CAR: La morte di quegli che si disperano giocando.
PAD: I Bastoni?
CAR: Il castigo che meritano coloro che ingannano.
PAD: I Danari?
CAR: La sustanzia del giuocare.
PAD: E le Coppe?
CAR: La bevanda con cui si riconciliano le questioni dei giocatori.
PAD: Da che in Italia si giuoca con le Carte francesi, chiaritemi (io ve ne supplico) ciò che dinotano, tra sì fatte nazioni i Cappari. (I capperi. La loro somiglianza con le picche ha fatto sì che quel seme sia conosciuto con tale termine, n.d.r)
CAR: La loro insalata aguzza lo appetito ai bettolanti.
PAD: E i Quadri?
CAR: La fermezza di chi carteggia.
PAD: E i Cori?
CAR: La volontà di pigliarsi in mano.
PAD: E i Fiori?
CAR: Il piacere del dir buono.
Più avanti nell’opera, l’Aretino parlerà anche dei semi presenti nei mazzi tedeschi:
CAR: Nelle carte loro (dei Tedeschi, n.d.r), oltra i fiori e i cuori alla Francese, hanno i sonagli e le ghiande.
PAD: Perché quegli, e perché queste?
CAR: Le ghiande significano la poca cosa, che basta a sustentare le fami della natura, la quale in principio nutrì la generazione umana di cotal cibo.
PAD: Ed i sonagli?
CAR: Essi, che si mettono alle gambe dei matti, e dinotano la stoltizia di coloro che si affaticano in accumulare le ricchezze guardate dai cuori di quegli, che non sanno, che elle sono come fiori caduche.
Dal manoscritto Sermo perutilis de ludo datato ai primissimi anni del Cinquecento, altrove citato (Si legga il saggio Il Teatro de' Cervelli), riportiamo il passo in cui l'autore, un monaco rimasto anonimo, spiega i significati dei quattro semi interpretati sulla base della convinzione, largamente diffusa negli ambienti ecclesiastici, di un' origine diabolica dei giochi di carte (Il testo originale è seguito dalla traduzione in Italiano).
De secundo ludorum genere scilicet cartularum dico quod si lusor cogitaret quod in cartulis significatum est, forte ab eis cavaret. Nam in cartulis quadruplex differentia est.
Sul secondo genere di giochi, quello delle carte, dico che se il giocatore pensasse a ciò che è rappresentato nelle carte, se ne guarderebbe bene. Nelle carte infatti vi è una quadruplice differenza.
Ibi nam sunt denarii per manus lusorum discurrentes. Et hoc significat instabilitatem pecunie in lusore, quia debes cogitare, quando intras in ludum, quod denarii tui ibunt in malam horam eo quod perdes.
Qui infatti ci sono le Denari che scorrono dalle mani dei giocatori. E questo significa instabilità dei denari nel gioco, poiché devi meditare, quando cominci un gioco, a chi nella sfortuna andranno i denari che perdi.
Sunt et Cuppe ad ostendendam paupertatem ad quam ita deveniet lusor, quod carens cypho ad bibendum utetur cuppa.
Ci sono le Coppe a mostrare la miseria cui giunge in tal modo il giocatore, che mancando il cibo userà per bere una coppa
Sunt et bastoni. Lignum est arridum ad insinuandam siccitatem divine gratie in lusore. Sunt postremo et enses ad declarandum brevitatem vite lusoris quia plerumque occidunt.
Ci sono le Bastoni. Il legno è arido per rappresentare la siccità della grazia divina nel giocatore. Infine vi sono anche le Spade a dichiarare la brevità della vita del giocatore perché per di più uccidono.
Nullum enim genus peccatorum est ita desperatum sicut lusorum. Quando perdit et non potest habere desideratum punctum, cartulam, vel triumphum, percutit crucem in denario, blasfemando Deum vel sanctos, cum rabie projicente taxillos dicendo suipsomet 'Che me sia moza la mano'. Facillime irascitur socio ridenti, et continuo in contumelias surgit et percutiunt...
Infatti nessun genere di peccatore è così disperato come un giocatore. Quando perde e non può avere il punto desiderato, che sia carta, o trionfo, percuote la croce nel danaro, bestemmiando Dio e i santi, con rabbia scaglia i dadi dicendo a se stesso ' Che mi sia mozza la mano'. Facilmente s’arrabbia alle risa dell’avversario, si insultano in continuazione e si picchiano...".