Saggi di Andrea Vitali

Il Diavolo

 
Non essendoci stata tramandata attraverso le carte miniate del sec. XV, conosciamo l’immagine del diavolo (termine derivato dal greco Diabolos = calunniatore, equivalente all’ebraico Satan = avversario) nei tarocchi solo dai mazzi popolari dei secoli successivi, tendenzialmente realizzati con tecnica xilografica.
Le sue versioni iconografiche, derivate dal Dio etrusco degli Inferi Charun, rispecchiano la tendenza del tempo che lo figurava mostruoso, con naso adunco, denti a forma di zanne, orecchie a punta, ali di pipistrello, zampe di falcone o caprine, con le corna e, in diverse occasioni, anche gastrocefalo, cioè con un viso sull’addome a significare, al di là di un crescendo di bestialità, lo spostamento della sede intellettiva, posta al servizio degli appetiti più bassi. In tale versione fu raffigurato da Giovanni da Modena (figura 1) nell’affresco dell’Inferno entro la Cappella Bolognini (1410), lo stesso affresco dove è presente quella figura dell’Appeso, il traditore di Dio, che evidenziai fin nel 1987 in occasione della mostra ferrarese “Le Carte di Corte. I Tarocchi” (Si leggaal riguardo  il saggio iconologico L'Appeso).
Lo troviamo gastrocefalo nel Tarocco Parigino di anonimo dell’inizio del sec. XVII (figura 2), in quelli Rothschild (figura 3), in un foglio di tarocchi italiani del sec. XVI dove è munito anche di ali (figura 4) e nel tarocco di M. Agnolo Ebreo del sec. XVI raffigurato con due fanciulli da lui rapiti che tiene stretti sotto le braccia (figura 5).
Nei Tarocchi Rosenwald (figura 6) il Diavolo con zampe da falcone, corna e con un forcone nella mano, appare abbigliato come gli “uomini selvaggi” che ricorrono nella tradizione figurativa dei secc. XV e XVI (figura 7 - Sguincio di Scanno, Uomo selvaggio, 1509. Cattedrale Saint-Tugdual, Tréguier).
Nei Tarocchi Leber, di manifattura italiana del sec. XVI (Biblioteca Municipale, Rouen), la carta Perditorum Raptor, cioè il rapitore delle anime perdute, raffigura Plutone, il dio degli Inferi, dal viso mostruoso, sul suo carro dopo aver rapito una fanciulla che appare completamente nuda. Sotto il carro, trainato da due cavalli imbizzarriti, sono dipinte delle fiamme (figura 8).
La nudità dei due personaggi trova un preciso riscontro in Ripa per quanto riguarda l'immagine di Plutone: “Huomo ignudo, spaventoso in vista…Si dipinge nudo, per dimostrare, che l’anime de’ morti, che vanno nel Regno di Plutone, cioè nell’Inferno, sono prive di ogni bene, & di ogni commodo, onde il Petrarca in una sua canzone, così dice à questo proposito: Che l’alma ignuda, e sola / Convien che arrivi a quel dubbioso calle. Spaventoso si dipinge; percioche così conviene essere à quelli, che hanno da castigare li scelerati secondo, che meritano gl’errori commessi” (Carro di Plutone, Iconologia, 1663, pag. 79).
La figura del Diavolo verrà trasformata dagli esoteristi del Sette-Ottocento, in relazione alle proprie valenze dottrinali. Court de Gebélin lo rappresenterà con caratteri maschili e femminili assieme, oltre che bestiali, e con due piccoli demoni di sesso opposto legati al suo piedistallo a rappresentare la lascivia che rende gli uomini schiavi del demonio.
Connotato da valenze più profonde dal punto di vista esoterico è l’immagine del Becco del Sabba (figura 9) che si trova in apertura del secondo volume dell’opera di Eliphas Levi Dogme et Rituel de la Haute Magie (1856): esso rappresenta l’emblema del dissolvimento (solve) e del condensamento (coagula) delle energie che il Mago è in grado di captare e dirigere, secondo un complesso sistema di corrispondenze fra i vari piani astrali. Le mani rivolte in alto e in basso esprimono il motto che regola questa azione “quod superior, sicut inferior”.

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