Saggi di Andrea Vitali

Mundus Alter et Idem

I Tarocchi e l' Utopia

 
MUNDUS ALTER ET IDEM
di Joseph Hall



Il componimento L'Hospidale de' pazzi incurabili del Garzoni ebbe uno straordinario successo, in un certo senso anche superiore alla sua Piazza Universale. Fu tradotto in francese, tedesco e inglese nel volgere di pochi anni e preso come modello di riferimento strutturale dalla cultura seicentesca. Fra le diverse opere che da questa trassero ispirazione (non possiamo tuttavia dimenticare che il Garzoni conosceva senza dubbio alcuno La Nave dei Folli di Sebastian Brant, Basilea, 1494, da cui egli stesso fu condizionato) risulta importante ai nostri fini il Mundus Alter et Idem (Un mondo diverso e identico) di Joseph Hall composta in lingua latina nel 1605.

Hall fu poeta satirico elisabettiano e autore di poemi morali e teologici in epoca giacobiana. Divenne vescovo anglicano di Exeter nel 1627 e di Norwich nel 1641. La sua opera citata fu considerata non solo uno scritto di amena letteratura ma anche testo di impegno morale e civile.

La prima edizione fu pubblicata a Londra per Humphrey Lownes (anche se la città indicata è Francoforte) e in quell'occasione Hall si firmò con lo pseudonimo di Mercurius Britannicus: "MVNDVS ALTER ET IDEM / Sive / Terra Australis ante / hac semper incognita longis / itineribus peregrini Aca: / demici nuperrime / lustrata / Auth: Mercurio Britannico. / FRANCOFVRTI APVD / Haeredes Ascanij de Rinialme.

Appartenente al Puritanesimo più integralista, la stesura dell'opera si deve probabilmente alla sentita necessità di Hall di polemizzare contro i gesuiti inglesi, manifestandosi nel Libro III particolarmente acida e pungente contro il Papa e il clero romano. Una critica al presente effettuata tramite la finzione di una società lontana nello spazio, come si evince dal titolo dell'opera. Nello stesso tempo lo scritto si ammanta di valenze utopistiche laddove il viaggio di Hall alla ricerca dell'Eutopia, luogo buono, si esprime attraverso un viaggio verso l'Outopia, luogo inesistente. Ma la ricerca di una terra felice, anche se immaginaria, non condurrà ad esiti positivi.

Mercurio dopo due anni di navigazione nei mari australi approda alla terra di Crapulia: in alcune province la gente è tutta irascibile e lunatica, oppure è orrida e deforme, dedita a stravizi; le scuole sono taverne dove s'insegna la scienza del bere e mangiare; altrove, dove vige un regime democratico di donne, s'impara solo a comandare e non a obbedire; gli uomini lavorano, le donne stanno a guardare, i primi si alzano e le seconde restano a dormire. Dal suo immaginario racconto si evince che l'autore riteneva che non valesse la pena di cambiare il mondo, poiché quello utopico sarebbe stato ancora peggiore.

Tralasciando gli aspetti più filosofici per tornare al tema dei tarocchi, occorre seguire il viaggio di Mercurio che, giunto a Orgilia (1), ducato di Moronia Aspera, terra arida, sabbiosa, sterile, incontra solo persone iraconde, furiose, rabbiose, governate dal Duca del Carruccio (2), un tiranno molto crudele. Nessun uomo esce di casa "senza portare con sé le armi, talché anche se eventualmente una persona indossa poche vesti, certamente non le difetta alcun genere d'armi. Anche se un uomo è di taglia modesta, quasi che fosse un facchino al servizio di Marte, ovunque si incammini porta sull'omero destro una bombarda, sul sinistro una clava, in un fianco una spada, nell'altro un pugnale, sulle spalle arco e faretra. Se incontra qualcuno per strada che già da lontano non gli cede il passo, si prepara alla battaglia e, se lo ritiene necessario, anche alla morte....In questo luogo vale solo la regola derivata dal diritto antico: "vinci e approfittane". É lecito cercare vendetta in duello, o vendicare ciò che si possedeva, o strappare quello che appartiene ad altri. Allorquando più persone vengono alle mani e si azzuffano, i beni di coloro che ne escono vincitori sono incamerati dal fisco, dato che questo è stato decretato in maniera astuta dal sovrano, che così prende le opportune precauzioni contro il sorgere di tumulti procurando, con questo pretesto e con una certa legalità, cibi alla propria mensa. Sede ducale è Tarochium (3), grande città, ma tutta in legno, che il tiranno non permette sia costruita con altri materiali per avere la possibilità (quando i cittadini compiono atti di insubordinazione) di incendiarla comodamente a suo arbitrio.....La città è bagnata dal rapidissimo fiume Zorno (4), di cui dicono che si riscaldi in pieno inverno, come accade a certe fonti trascinando via i cattivi odori".

Da quanto scritto risulta evidente che Joseph Hall, nel chiamare Tarochium la Sede ducale di Orgilia, prese a prestito il significato di "pazzi di tarocco" che il Garzoni nel suo Discorso XIII de L'Hospidale de' pazzi incurabili aveva attribuito a coloro che andavano "taroccando col cervello bestialmente seco", cioè a quelli che, giocando con il proprio cervello come con carte da tarocco, si accendevano improvvisamente d'ira. Il passo di Hall trova un preciso riscontro in quella che fu la vita reale dei giocatori, che si recavano in taverna armati e che sovente litigavano fra loro, inducendo il loro stato d'ira a frequenti uccisioni. Uno dei tanti motivi per il quale il gioco d'azzardo venne condannato dalla Chiesa.

Note

1 - Orgilia: terra di "orge", nel senso di caos.
2 - Dux de Courroux: dal francese corruccio, sdegno.
3 - Tarochium: città abitata da "pazzi da tarocco", cioè da persone irose.
4 - Zorno: dal tedesco "Der Zorn", cioè collera, ira.

Copyright Andrea Vitali