Saggi di Andrea Vitali

Trionfi permessi, Trionfi proibiti

Due documenti inediti

 

In questo articolo, tratteremo due documenti da noi ultimamente rintracciati riguardanti il Ludus Triumphorum. Il primo documento, datato 1467, concerne la Curia di Mattarella al tempo della dominazione sforzesca;  il secondo riguarda un bando pubblico emesso dal Governo della città di Assisi nel 1470.


Trionfi permessi


Nelle cronache del tempo, Mattarella è menzionata soprattutto in quanto sede di una Curia. Si trovava nell’Ossola superiore su un colle, successivamente chiamato del Calvario ed era costituita dalla Curia e da un Castello. La Valle Ossola, o anche Val d'Ossola o semplicemente Ossola, è una estesa valle che fa attualmente parte della provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Nel Quattrocento era divisa in due parti – superiore e inferiore – rispettivamente governate dalla Signoria degli Spelorci del vicariato della Curia di Mattarella di Domodossola di estrazione guelfa e da quella ghibellina dei Ferrari del Vicariato di Vogogna. La prima era sostenuta dal Marchese del Monferrato e la seconda dagli Sforza, signori di Milano. Una volta che i Ferrari ebbero la meglio sulla Signoria avversaria, Galeazzo Sforza, che li aveva efficacemente protetti e aiutati, si impadronì del Castello di Mattarella che dal quel momento passò sotto il governo sforzesco assieme a tutta l’Ossola superiore (1).


Il documento di nostro interesse appartiene agli Statuti della Curia di Mattarella (Vallis Ossulae, et Curiae Mattarellae) (2) approvati da Bianca Maria Visconti e Galeazzo Maria Sforza nel 1467 (Dat Mediolani die Septimo Augusti 1467) (3) e riconfermati sotto il governo (1480-1499) di Ludovico il Moro. L’espressione “de novo concedimus” riportato nel documento di approvazione,  indica che tali Statuti erano stati promulgati e approvati anche precedentemente.


Con il termine Curia, nel Medioevo, ci si riferiva a diversi organi collegiali, soprattutto in campo giurisdizionale e si chiamava in tal modo anche il luogo dove si teneva il giudizio. Questi Statuti contengono disposizioni sulle procedure giudiziarie e ordinanze di carattere civile e penale (Statuta Civilia et Criminalia), con una nutrita enunciazione sulle pene da comminarsi ai contravventori: De poena homicidae, et assassini, De poena derobantium, De poena accusantis false, De poena testificantis false, De falsa moneta, De tributis non dantis nec recipiendis, ecc.


Il Ludus Triumphorum è citato nell’ordinanza De poena ludentium ad taxillos, riguardante le pene da infliggersi ai giocatori di dadi e di carte:


De poena ludentium ad taxillos


Item statutum, et ordinatum est, quod nullus teneat ludum, vel biscalatiam, vel permittat ludere in domo, vel sedimine suo, vel habitationis ipsius scienter, et quid contrafecent solvat soldos centum Imper. et comburatur bislatia: si vero ludatur in domo alicujus, vel sedimine, vel habitatione, cujus est domus, vel sedimen, habitatore penitus ignorante, ludentes ultra poenam suam infranotatam, quam luserunt, teneantur solvere dictos soldos centum imper. pro praedictis domino, vel habitatore domus, vel sediminis: Ludentes vero ad taxillos, vel ad biscalatiam, vel ad alium ludum, in quo poena pecuniaria amittatur, vel amitti possit a soldis quinque imper. supra, exceptis ludo scatorum, tabularum, triumphorum in pubblico, et non in tabernis condemnetur in soldis viginti Imper. mutuans vero pecunias ad ludum in sol. 40. Imper. et inspector ludi in sold. 10. Imper. et praedictae poenae duplicentur de nocte.

 
Il termine biscalatia, bislatia o bislacia stava ad indicare tutti i giochi di dadi e di carte ad eccezione di quelli permessi fra i quali solitamente troviamo gli scacchi e i Trionfi, come  espresso dagli Statuti di Crema del 1483 “Ed intelligatur bislacia omnis ludus taxillorum et cartarum: et exceptis ludis triumphorum et schachorum". Il termine è imparentato con beschizo, a significare 'bisticcio', cioè litigio, una conseguenza inevitabile per tutti coloro che giocavano d'azzardo.

 

Lo stesso vale per l’ordinanza sopra riportata la quale fra i giochi permessi, da attuarsi esclusivamente in pubblico, considera, oltre agli Scacchi (qui Ludus Scatorum) e i Trionfi, anche il tabularum (gioco delle Tavole), un gioco di abilità basato sull’uso di un tavoliere, di pedine e di dadi definito dal Petrarca "de ludus aleae et calculorum". Tutti giochi che in qualche modo necessitavano dell’ingegno e non della sola fortuna.

Trionfi proibiti


Nel volume Documentazione di vita assisana, 1300-1530 (4) del francescano Cesare Cenci, sono riportati diversi bandi emessi dal Governo della città riguardanti il gioco. Uno di questi, datato all’anno 1470, ha attirato il nostro interesse in quanto il gioco dei Trionfi, assieme a quello delle Tavole (5), viene vietato. Il titolo riportato dal Cenci Bando Pubblico contro il giuoco de azara, de carte, nè triomphi ne giuoco de tavole dove se giuochino denari (6) riunisce in realtà due bandi di uno stesso provvedimento emanato il 22 marzo 1470 (7), il primo contro l’azara, cioè il gioco d’azzardo fatto con i dadi (8),  il secondo contro il gioco delle carte.


Risulta interessante constatare come nei territori lombardi sottostanti al dominio sforzesco e in altre zone governate da un potere laico, il gioco dei trionfi e quello delle tavole fosse permesso al contrario di  Assisi dove, pressoché nella stessa epoca, entrambi i giochi venivano proibiti. Determinante, ovviamente, l’influenza della Chiesa che governava la città e il suo territorio, essendo governatore di Assisi e di Foligno “Messer Michele”, Vescovo di Tortona.


I due bandi del provvedimento (9) si riferiscono al divieto di giocare ai dadi e alle carte, così come descritto da una nota posta a latere del primo bando:  "Bandum contra ludentis ne taxillos sive cartas…..” (Bando contro chi gioca a dadi o a carte….).


                                                                        Bando contro il gioco de azara, f. 102r



   Assisi 001


                                                  Continuazione del Bando contro il gioco de azara, f.102v:


   Assisi 002


22 marzo 1470


f. 102r  "Per parte et comandamento del Eccellentissimo in Cristo pretioso et Signore messer Michele per Dio Gratia et vescovo di Terdona de le cita di Foligno Assisi nostro degnissimo governatore si bandisce et comanda  et comandando espressamente si proibisce et vietano a ciascuna persona maschio et femine et citadino contadino et forestiero o habitante in la cita et contado destrecto de Asisi de qualunque conditione grado dignita o preminenza sia in officio o fore de officio homo publico (f. 102v) o privato ecclesiastico o layco ardisca ne presuma giuocare nisuno giuoco de azara o altro giuoco simile ne la cita o contado et distrecto de Asisi soto pena de sei fiorini a bolognini 40 per fiorino de la quale pena li due parti ne siano dela camera apostolica et laltra terza parte de lofficiale che ne facesse la executione de facto da pagare senza altro presso qualunque casa in contento non obstante”.

 

Nel secondo atto del bando, laddove si vietano le carte, i trionfi e le tavole, si esplicita la loro condanna qualora il gioco comportasse una posta in denaro. Resta tuttavia senza certa risposta la domanda se tali giochi fossero permessi quando si giocasse per il solo e puro divertimento. Si può supporre che il bando prendesse posizione contro questi giochi data la comune abitudine di giocare scommettendo denari. A lato del testo è riportato la nota  “Contra ludentis ad triumphos et tabulas” (Contro chi gioca ai trionfi e alle tavole).



                                                         Bando contro il gioco dei Trionfi e delle Tavole, f. 102v 


  Assisi 003


“Item che non sia alcuna persona di qualunque grado o conditione si sia nessuno che ardisca ne presuma giuocare a niuno giuoco de carte ne triomphi ne a giuoco de tavole dove si giuochino denari in palese o in occulto sotto le medesime pene da applicarsi come detto de sopra per le dui parti alla camera apostolica et per laltra a l’officiale che ne facesse la esecuzione".

Escludendo la condanna che il predicatore leccese Roberto Caracciolo rivolse al ludus triumphorum in un sermone tenuto a Padova nel 1455, in linea con le convinzioni generalmente diffuse in ambito ecclesiastico mai rese comunque oggetto di specifici provvedimenti (10), il documento assisano risulta la prima testimonianza conosciuta contro il gioco dei Trionfi nel sec. XV espressa tramite un vero e proprio atto governativo, anche se promulgato da un potere temporale ecclesiastico.

Note

 
1 - Questa conquista territoriale venne concordata fra gli Sforza e i Signori di Vogogna, così come riportato dai testi sulla storia di quella città: “Ipsi de Spelorciis et eorum amici  fuerunt conflicti per illos da parte Ferrariorum in servitio vestrae dominationis”.
2 - Questi Statuti furono riportatidaCarlo Cavalli inCenni statistici-storici della Valle Vigezzo, Tomo III, Torino, 1845.
3 - Carlo Cavalli, Op. cit,. pag.118. I signori di Milano si riservarono in ogni modo di riformare, togliere, aggiungere ed interpretare tali Statuti secondo la loro autorità e consuetudine: “…et approbamus, et in quanto expediat de novo concedimus, reservantes in nobis auctoritatem, et balyam Capitula ac Statuta ipsa reformandi, minuendi, addendi, et interpretandi, pro ut expediens fuerit, et nos opportunum consuerimus”.
4 - L’opera in tre volumi è stato pubblicata dalle “Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas”, Grottaferrata, 1974, nella collana Spicilegium Bonaventurianum.
5 - Gioco di fortuna e ingegno basato sull’uso di un tavoliere, di pedine e di dadi. Il Libro de los juegos (Libro de ajedrez, dados, y tablas), fatto tradurre dall'arabo in castigliano con corredo di illustrazioni da Alfonso X El Sabio (completato nel 1283), descrive 14 giochi da realizzarsi con le tavole: Las quinze tablas; Los doze canes; Doublet; Fallas; El seys, dos, e as; El emperador; El medio emperador; La pareja de entrada; Cab e Quinal; Todas tablas; Laquet; La buffa cortesa; La buffa de baldrac; Reencontrat.  Il gioco era composto da un tavoliere diviso in 4 comparti di 6 caselle ognuno, da 30 tavole (pedine) rotonde di cui 15 nere e 15 bianche, da 3 dadi a sei facce.
6 - Volume II, pag. 711.
7 - Assisi, Sezione di Archivio di Stato, Archivio storico del comune di Assisi, Fondo antico, Riformanze 20, cc. 102rv.     
8 - Il termine azara viene qui utilizzato per indicare il gioco d’azzardo per eccellenza, cioè un particolare gioco svolto con i dadi, chiamato zara. Pietro Sella nei Nomi Latini di Guochi negli Statuti Italiani (sec. XIII-XVI), lo riporta come “Ludus Zare, Azardi, Ad Zardum, Ad Zarum, Ad Azardum, Ad Azarum”.  Da Dante è citato nella Divina Commedia (Purgatorio, VI, 1-9):

Quando si parte il gioco de la zara, 
colui che perde si riman dolente, 
repetendo le volte, e tristo impara;
 
con l'altro se ne va tutta la gente; 
qual va dinanzi, e qual di dietro il prende, 
e qual dallato li si reca a mente; 

el non s'arresta, e questo e quello intende;
a cui porge la man, più non fa pressa; 
e così da la calca si difende.


9 - È stato possibile svolgere uno studio su questo bando grazie alla cortesia della Dott.ssa Paola Monacchia, responsabile della Sezione di Archivio di Stato di Assisi, che gentilmente ce ne ha trasmesso copia fotografica.
10 - Il gioco dei trionfi, così come riportato negli Statuti di diverse città, venne generalmente tollerato nel sec. XV. Si veda a questo proposito la nota 4 all'articolo San Bernardino e le carte da gioco.

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Andrea Vitali