Saggi di Andrea Vitali

Fuori i Tarocchini dai monasteri !

Quando le monache si giocavano tutti i propri averi a carte

 

Nel nostro saggio Il Gioco delle Carte e l’Azzardo abbiamo sottolineato la posizione della Chiesa, basata sulla auctoritas dei suoi Santi Padri, di condanna contro il gioco d’azzardo, con le indicazioni rivolte ai confessori sul modo di trattare i più diversi casi. Nel saggio El Bagatella, ossia il simbolo del peccato abbiamo messo in evidenza come il ‘Peccato Bagatella’ fosse considerato uno dei più tremendi, in quanto l’asserzione che Dio non avrebbe mai condannato alcuno all’Inferno per mancanze considerate di poco conto, di poca importanza, avvalorava la possibilità per chiunque di assumere atteggiamenti superficiali nei confronti dei doveri e delle pratiche religiose.

 

Come possiamo rilevare dallo scritto oggetto della seguente disamina, opera di un frate predicatore bolognese, seppure ognuno abborrisse il peccato, il desiderio di vivere senza crocifiggere eccessivamente la carne, conduceva all'auto perdono di qualche errore, atteggiamento considerato dalla Chiesa sorgente universale di ogni sacrilegio: “Non solo il Cristiano dee esaminare il numero, le specie, e le circostanze aggravanti de suoi peccati, ma inoltre con diligenza dee osservare ben bene quali sieno le radici, quali le occasioni di quel peccato massimamente nel quale con più di frequenza suol cadere. Si detestano nel tempo della Confessione i peccati in astratto, e si conferva l'affetto alla occasione, all'amicizia, alla visita, alla corrispondenza, al giuoco, che nel peccato spigne. Si vorrebbe abborrire il peccato, ma senza crocifiggere la carne, senza contraddire alla concupiscenza, al genio, al piacere: e questa è la sorgente universale d'innumerabili sacrilegi. Non mi estendo di vantaggio per ora su questo punto, perchè il mio principale scopo è stato di rimostrare al Cristiano l'obbligo, che ha di scegliere un Confessore saggio, dotto, e probo, il quale colla viva voce meglio di qualunque libro saprà istruire il suo penitente” (1).

 

Per confessori saggi, dotti e probi, si intendevano coloro che fossero stati ben istruiti sui canoni ecclesiastici, in grado di comprendere il peccato laddove esso si manifestasse de plano.

 

Il caso che qui tratteremo riguarda la valutazione della licenza concessa da una Badessa alle suore del proprio monastero di poter giocare al Tarocchino in un determinato periodo festivo:

 

RESOLUTIO XIV

 

"Abbatissa Monasterii, ubi non viget vita communis, dat licentiam suis Monialibus ut possint tempore bacchanaliorum ludere, causa recreationis, Ludo, qui vulgò dicitur Tarocchini, exposita pecunia ad lucrum, nulla praescripta quantitate pecuniae, & propterea aliquae Moniales exponunt Ludo aliquando totum sui peculium" (2).

 

RISOLUZIONE XIV

 

La badessa del monastero, dove non sia in vigore la vita conventuale, dà il permesso alle sue monache di potere, al tempo dei baccanali [visto che i baccanali non esistevano più come tali da secoli, il termine sarà qui di intendersi come un periodo di festa identificabile con il Carnevale], giocare a scopo ricreativo al gioco, che in volgare è detto Tarocchini, con poste in denaro a scopo di lucro,  senza fissare in precedenza la quantità di denaro e per questo motivo alcune monache mettono in gioco a volte tutto il loro avere.

 

Al secondo punto del Summarium della Resolutio XIV troviamo la prima rapida risposta: “Ex defectu potestatis in Abbatissa deducitur, illicitum esse Monialibus ludere ludo de’ Tarocchini” (3) (Per mancanza di potere della Badessa, si deduce come cosa illecita che le Monache giochino al gioco dei Tarocchini).

 

La motivazione, basata sulle leggi ecclesiali, viene pienamente sostenuta nei tredici punti successivi, dove fra le altre cose risulta assolutamente condannata la possibilità che attraverso il gioco le suore potessero perdere ogni loro avere. Ci soffermeremo unicamente sulla prima di queste tesi, che riassume, in senso generale, le motivazioni della proibizione.

 

1 - "Pro Resolutione videtur dicendum, Abbatissam non posse dare pręfatam licentiam suis Monialibus, quia licèt possit, recreationis gratia, permittere aliquem Ludum, nempe honestum, seclusa quacumque circumstantia mala, eò quòd Ludus aliquando est de necessariis ad quietem animæ, & corporis recreationem, ut docet Angelicus 2.2. quest. 168. art. 2., & per hoc ludus dicitur actus eutrapeliae, secundùm Aristotelem: Ethicor. cap. 8., necessarius scilicet ad honestam animi recreationem; quare S. Jo. Evangelista interdum ludebat cum discipulis suis, ad se eximendum à vehementi fatigatione corporis, ut habetur ex Collationibus Sanctorum Patrum, teste Divo Thoma loc. cit., non potest tamen Abbatissa dare licentiam Monialibus, ut ludant Ludo, vulgò diĉto Tarocchini: hujusmodi enim tabulæ lusoriæ reputari debent aleæ, & quatenus ita sunt, sunt de ludo prohibito personis Religiosis, ut clarè colligitur ex cap. Clerici 15. de vit. & honest. Cleric. ubi habentur hæc verba; Ad aleas, & taxillos non ludant, nec hujusmodi ludis intersint; Abbatissa namque non habet potestatem dandi hujusmodi licentiam, quia obstat Lex prohibens, nempe Sacri Canones, & propria Regula Monasterii; ergo Abbatissa nequit dare licentiam Monialibus ludendi a' Tarocchini".

 

Di seguito la traduzione in Italiano:

 

1 - "In merito alla Risoluzione pare si debba dire che la Badessa non può dare la detta licenza alle sue monache, in quanto è lecito che si possa, a scopo ricreativo, permettere qualche gioco, naturalmente onesto, escludendo qualsiasi mala circostanza, perché il gioco talvolta è necessario alla quiete dell’anima, e alla ricreazione del corpo, come insegna l’Angelico 2.2.  Quest. 168, art. 2, e per questo il gioco è detto azione piacevole, secondo Aristotele: Ethicor. Cap. 8, necessario cioè per l’onesta ricreazione dell’animo; per questo motivo S. Giovanni Evangelista talvolta giocava con i suoi discepoli, per sottrarsi alla pesante fatica del corpo, come si evince dalla Collazione dei Santi Padri, teste il Divo Tommaso cit. Non può tuttavia la Badessa dare licenza alle sue monache di giocare al gioco volgarmente detto Tarocchini: tavole lusorie di questo tipo infatti devono essere reputate giochi d’azzardo, e poiché così sono, sono giochi proibiti alle persone religiose, come chiaramente citato dal cap. Clerici 15. de vit. & honest. Cleric. dove troviamo queste parole; “Ai giochi d'azzardo e ai dadi non giochino, né in qualunque modo siano presenti a tali giochi; la Badessa invero non ha la potestà di dare in nessun modo la licenza, poiché lo impedisce la Legge, precisamente i Sacri Canoni e la Regola propria del monastero; per cui la Badessa non può dare licenza alle Monache di giocare a Tarocchini".

 

Gli ulteriori punti della Risoluzione riguardano, fra le altre cose, le misure da assumere nei confronti di quelle Badesse che avessero permesso il gioco all’interno dei conventi, cosa che prevedeva, come massima conseguenza, l’allontanamento dal monastero oltre alla privazione del titolo. Il tempo di Carnevale non aveva peso, in quanto, come desunto dalle Leggi Canoniche, ogni attività lusoria era vietata all’interno dei luoghi sacri. Per di più era perlomeno ritenuto sacrilego che le suore puntassero al gioco tutti i loro risparmi, in quanto la perdita di denaro al gioco, se condannato nei secolari, lo era tanto più nei religiosi. Insomma, fuori i Tarocchini dai monasteri!

 

Note

 

1 - F. Daniello Concina, Istruzione dei Confessori e dei Penitenti, per amministrare e frequentare degnamente il Santissimo Sacramento della Penitenza, Regola Quinta, In Venezia, Presso Simone Occhi, MDCCLIII [1753], pp. 160-161

2 - P. D. Franciscum Aloysium Barelli Nicensem, Resolutionum Practicarum pro Confessariis Monialium, Pars Secunda, Bononiæ, Typis Ferdinandi Pisarri, sub Signo S. Antonii, MDCCXIX [1719], p. 79.

3 - Ivi

4 - Ibidem, p. 80

 

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