Saggi di Andrea Vitali

De lo istituire il figlio d'un Principe - 1542

I tre giochi da insegnare ai giovani delfini: scacchi, sbaraglino e tarocchi

 

Al letterato Sebastiano Fausto (nato a Longiano nel 1502), si deve una produzione che spazia dai trattati civili agli scritti eruditi e grammaticali, dalle traduzioni di classici e di moderni alle opere storiche. Caratterizzato da un atteggiamento esuberante e a volte millantatore, le sue opere riflettono un accademismo di estrazione dilettantesca, la cui cultura di ascendenza umanistica denota una modesta coscienza critica unitamente ad una ideologia aristocratica assimilata nelle piccole corti provinciali (1). Gli si devono comunque, fra le altre opere, un commento al Canzoniere del Petrarca (1501), maggiormente adatto al vasto pubblico piuttosto che agli specialisti e un’edizione volgare delle Orationi di Cicerone (Venezia, 1556), in cui coordinò un collegio di traduttori, mentre, dedicato agli accademici, il Dialogo del modo de lo tradurre, sempre dello stesso anno.

 

I suoi limiti culturali si evidenziano nel Gentil'huomo (2) dove vengono da lui definite in maniera teorica le virtù che compongono la nobiltà, e nelDe lo istituire il figlio d'un principe de li X insino agli anni de la discretione, trattato oggetto della seguente disamina (3). Fra le altre numerose sue opere ricordiamo l’operetta sulle arti divinatorie De gl'augurij e de le soperstitioni de gl'antichi (4) dove l’ ostentata proclamazione di indagine erudita si converte in una panoramica di curiosità priva di rigore storico, in cui troviamo addirittura insegnamenti su come interpretare gli starnuti e i moti involontari del corpo, con una tavola finale da cui trarre possibili pronostici prima di intraprendere qualsiasi tipo di azione, fra cui il giocare a scacchi.

 

Il trattato De lo istituire il figlio d'un principe si manifesta come una raccomandazione rivolta ai precettori e ai famigliari di fare in modo di non effemminare l’animo del giovane principe con il ballo, il gioco, le vesti e a insegnare di trattare i servi con fermezza ed equità.

 

In particolare, in tale insegnamento, i precettori esprimendosi nei modi adatti al carattere dei fanciulli, dovranno acquistare una tale autorità da essere ubbiditi con il solo atteggiamento del volto, senza batterli, azione considerata servile.

 

Testo originale 

 

[Il precettore] Ben dee co i modi accomodati à la natura del fanciullo acquistarsi tale authorità appresso di lui, che solamente co i segni del volto lo guidi ove vuole. Di maniera alcuna nõ si dee battere che è cosa servile” (5).

 

Un’indagine che il precettore dovrà compiere, consisterà nel comprendere se il fanciullo apparirà maggiormente dotato di memoria o di ingegno, poiché coloro in cui prevarrà la memoria avranno maggiore energia per sostenere le fatiche dell’intelletto. Verso gli altri occorrerà non insistere, ma procedere nell’educazione con la necessaria calma.  

 

Testo originale

 

“Bisogna puoi vedere qual in lui ò la memoria ò l'ingegno sia maggiore e sapersi sopra questo molto ben reggere. durano piu à la fatica quelli’ che hanno maggiore memoria: onde quelli che hanno ingegno non ponno resistere però e necessario con gl'ingegnosi procedere molto cauti, di nõ gravarli sopra le sue forze, & essi per natura se fussero inchinati ritirare la briglia à se: che molti ne sono percio impazzati: i vasi non ponno tenere goccia di piu, oltra la capacita: e se s’intende di tante varie cose, qual piu gli diletti, tratenghinosi piu in essa”.

 

Venendo ai giochi adatti ai Signori, da intervallare a mo’ di piacevole parentesi alla cura dell’animo poiché risulterebbe impossibile mantenere i fanciulli sempre in pensieri e azioni di un certo peso, il precettore dovrà considerare le due parti in cui tali giochi si dividono: quelli per ricreare gli animi afflitti e quelli con cui esercitare il fisico, necessari alla salute. Alcuni di questi giochi potranno essere svolti anche in pubblico, altri privatamente. In ogni modo occorrerà che i precettori indirizzino i fanciulli e li governino in ogni momento dei giochi. Infatti sarà compito loro vigilare affinché i giovani si comportino all’altezza del loro rango, vale a dire:

 

- che non si adirino

- che non commettano furberie [mal’habito] a proprio vantaggio

- che il trastullo non diventi per loro un vizio

- che non imparino a giocare di nascosto dai precettore o famigliari

- che non si abituino ad ingannare, a dire falsità [negare], a non compiere atti contrari  alla loro dignità

- che non giochino col solo intento di vincere

- che non si avvezzino a provare piacere nel vincere

- che non si sdegnino nel perdere

- che in caso di vincita regalino quanto hanno vinto e ancor di più

- che l’esperienza, la magnanimità e la liberalità e la cortesia diventino per loro punti di riferimento e principi di vita

- che non giochino con personaggi vili, poiché è facile che essi possano giungere ad odiare il fanciullo, e lui loro,

   dato che da ciò può nascere il poco rispetto, l’irriverenza verso il minore, l’odio del maggiore nel caso che perda

   verso il minore, lo sdegno e la malevolenza del giovane verso di loro e  tanti altri mali.

 

Testo originale

 

“Ma perche tal’hora bisogna interponere tra le cure de l’animo qualche sollazzevole piacere: che è impossibile, che sempre attendino alla gravità. Non si dee lasciare di ragionare di questa cosa, che non meno importa. però diremo qui quali giuochi sieno piu convenienti, e quali meno à Signori: e si parteno in due parti alcuni sono per ricreare i spiriti afflitti: & altri per la esercitatione del corpo, la quale è necessarjssima per conservatione de la vita, e di questi giuochi alcuni si ponno fare in publico, & altri ne le camere piu secrete, sempre à tutti gli giuochi il precettore dee loro soprastare: perche il fanciullo ò non adiri, ò non faccia qualche mal’habito in esso, e dove gli si propone per trastullo non lo pigliasse per vitio. però di niuna maniera giuochi in ascoso: ma presenti nei giuochi non publichi molti de piu famigliari: che non s’avezzi ad ingannare, à negare, à fare atto alcuno, che non si convenghi: e che non giuochi con animo di vincere, e che giuocando s’avezzi à non pigliare ne ‘l vincere piacere, ne sdegnarsi perdendo: e se vince doni non solamente la vinta, ma li soi danari ancora: e non è difficil cosa farlo: io n’ho veduto l’isperienza, la magnanimità, la liberalità, la cortesia gli sia sempre dinanzi agli occhi. non giuochi con persone vili perche egli viene in odio a loro, & essi à lui: ne nasce oltra questo il puoco rispetto, la poca riverentia del minore, al maggiore da la perdita viene l'odio, lo sdegno, la malavoglienza del patrone: e molte volte ne segueno infiniti altri mali”.

 

Il gioco poi dovrà occupare un tempo breve affinché i fanciulli riconoscano le ore da dedicare al gioco e allo studio, stabilite e ordinate con precisione.

 

Testo originale   

 

“Il giuoco duri per puoco spacio di tempo accioche l’hore si dispensino per le sue distintioni. ordinate in una tavola  qual’hora à la tale qual à la tale essercitatione”.

 

Veniamo infine ai giochi adatti alla ricreazione dell’animo da potersi svolgere in pubblico. Questi sono gli scacchi, il gioco dello sbaraglino e quello dei tarocchi.

 

Il gioco degli scacchi viene considerato dall’autore il più nobile fra tutti, gioco d’ingegno in cui è rappresentata una battaglia fra due Principi di valore, in cui ognuno si muove per la salvaguardia del proprio Re, spingendosi in avanti, stando fermi se necessario o ritirandosi, combattendo attraverso stratagemmi e imboscate. Ciò che esprime il gioco è la fedeltà che tutti riservano per il loro Sovrano fino alla morte.

 

Testo originale

 

“I giuochi de la ricreatione de l’animo conceduti in publico sono li Scacchi: perche questo è il piu nobile, è vi vuole ingegno, e dimostra l'imagĩe d’una battaglia tra duo gran Principi: e come tutti attedẽno à la salute del suo Rè si spingeno inanci à le frontiere, stanno in guardia, sono rinchiusi, sono morti, e tutti usano fedeltà al suo Principe: ivi si notano i stratagemmi, le imboscate e combatteno fino alla morte”.

 

Segue a questo il gioco dello sbaraglino (6), in cui,  sebbene la fortuna abbia un certo peso, i contendenti dovranno ricorrere alla prudenza, la sola in grado di contrastare le azioni sfortunate.

 

Testo originale

 

“Dopo questo lo sbaraglio, lo sbaraglino: ancora che in questi la fortuna signoreggi vi vuole ancora prudẽtia per ripararsi per opporsi ai colpi de la fortuna”.

 

Infine, il gioco dei tarocchi che piace per le molte e belle figure impresse nelle carte e dove è possibile vincere se si ricorre all’ingegno e alla memoria.

 

Testo originale

 

“Il tarrocco per la varietà de le figure diletta: oltra questo ricerca questo giuoco ancora ingegno, e memoria”

 

A conclusione del suo parlare dei giochi, l’autore oltre ad affermare che altri giochi sarebbero meno adatti a svolgersi in pubblico, si raccomanda che i giovani stiano occupati in questo il meno tempo possibile, dato che gli animi loro potrebbero effemminarsi.  

 

Testo originale

 

Altri giuochi sono poi men degni da giuocare non in publico: & in tutti stia occupato per pochissimo tẽpo: perche gl’animi s’infeminiscono (7).

 

Note

 

1 - Cfr. Voce Fausto (Fausto da Longiano), Sebastiano, di Franco Pignatti, Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani, Volume 45, 1995.

2 Vinegia, L.F. Bindoni e M. Pasini, 1542.

3 - Il Fausto da Longiano, De lo istituire un figlio d’un Principe Da li. 10.ina fino à gl’anni de la discretione, In Vinegia, s.e., MDXLII [1542].

4 - Il Fausto da Longiano, De gl'augurij e de le soperstitioni de gl'antichi. De gli starnuti, De gli tremori e salti di ciascuna particella del corpo. Quaranta otto osservationi regolate al moto della Luna. De le lettere de l'alfabeto. De li Dati, Venezia, C. Mavò, 1542. La prima parte fu ripubblicata da J. Jannson, Amsterdam, 1641.

5 - Pagine del testo non numerate.

6 -  L'origine dello Sbaraglino, termine derivato da sbaragliare, è Inglese. Simile al backgammon. Il gioco è costituito da un tavoliere con frecce nere e bianche  e da trenta pedine le cui mosse sono determinate da punti ottenuti con dadi.  Vince chi per primo elimina tutte le pedine. Chiamato anche tric trac o tavola reale.

7 - Il gioco dei tarocchi, proprio perché concepito come gioco d’ingegno e di memoria, non venne condannato come d’azzardo per molto tempo. Si veda al riguardo il nostro saggio Il Gioco delle Carte e l'Azzardo

 

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