Saggi di Andrea Vitali

Un Tarocco dal Marocco a guisa di Mattacino

Così come descritto in un’opera di Tommaso Buoni del 1605

 

Su Tommaso Buoni, poligrafo (1), vissuto a cavallo del sec. XVI e XVII, quanto si conosce deriva dalle sue numerose opere. Sappiamo che nacque a Lucca da una famiglia benestante e che si laureò in Teologia. Da giovane visse a Roma per qualche tempo, cosa che gli fece firmare le sue opere con l’appellativo di ‘Academicus Romanus’. Trasferitosi a Venezia intorno al 1600, dall’anno successivo fino al 1608 pubblicò La tremenda compagnia de' Tagliacantoni e Mangiapilastri dal gusto picaresco, il Nuovo thesoro de' proverbi italiani e l’Intertenimento illustre del senso, et della ragione,i Discorsi academici de' Mondi (il primo sul macrocosmo, l'altro sul microcosmo), le Academiche lettioni di tutte le specie di amori humani e I problemi della bellezza, di tutti gli affetti humani. Successivamente diede alle stampe la seconda parte del Nuovo Thesoro, poi il breve trattato De Historia, e il De poetica facultate.

 

Un ulteriore suo componimento, dal titolo Gli Affetti Giovenili (2),in cinque atti e sei intermezzi, messo in scena nel carnevale del 1605 presso la sede dell'Accademia dei Vigilanti di Muraro, di cui era divenuto Rettore, si presenta come un’opera dagli intenti moralistici dove i numerosi personaggi rispecchiano le passioni e le ambizioni dei giovani, da ben regolare attraverso la ragione per condurre all'immortalità della gloria attraverso i tre gradi del cavalierato, del dottorato e della religione.

 

Le passioni e le ambizioni, entrambe abbinate sulla scena da attori, rispecchiano i seguenti sentimenti ed esempi:

 

Ragione

Parte Irascibile

Parte Concupiscibile congiunta al desio delle lettere

Parte Concupiscibile congiunta al desio della maggioranza de gli honori

Intelletto agente

Sinderisi [senno, discernimento] alle cose ragionevoli, & supreme

Timore

Ignoranza

Voluttà

Essempio esteriore militare

Essempio esteriore litterale

Essempio esteriore di Religione

Incitamenti all’opre ragionèvoli

Oltre a ‘giovanetti inchinati a piaceri del senso’ (3)

 

L’opera, come tutte le altre del Buoni, non eccelle per particolari doti letterarie, sebbene lo stile risulti agile e vivace. In essa troviamo anche sei intermedi ‘apparenti’, inseriti per rendere più leggera la trama e conseguentemente l’ascolto: il Caos, la Natura, l’Arme, le Lettere, la Religione, l’Immortalità.

 

Una scena del Quinto Atto presenta il personaggio Spinello, servitore del Signor Specula, espressione della parte concupiscibile congiunta al desiderio delle lettere, nell’atto di leggere una lettera inviata da Tartaglia, anch’esso servitor dello Specula, a Mortella, servitore del Signor Valentino, incarnazione dell’aspetto irascibile dell’umano sentire.

 

Il titolo della scena, così come l’intero dialogo, sembra essere preso a prestito dalla Commedia dell’Arte: “A Mortella sconcia; il gran Capitano soldato Tartaglia scrive, e saluta senza salami alla Salamelech”. L’attributo ‘sconcia’, quasi ‘puttana’, rivolto a Mortella appare pressoché come un benevole insulto, mentre con “e saluta senza salami alla Salamelech” ovvero ‘e saluta senza tanti complimenti” denuncia un non voler manifestare l'’eccessiva amicizia da lui provata nei confronti del destinatario come dichiarata invece al termine della lettera attraverso le parole "hor caro mio Mortella, ho scritto con la rastrella in questo piano, stati sano, stati sano" (4). 

 

La lettera risulta come uno spassoso nonché ridicoloso resoconto delle vicissitudini incontrate dal Capitano in occasione di un suo viaggio in terre esotiche, dove il non senso fa da padrone. Vediamone alcuni passi:

 

Legge Spinello: […] Essendo stato gran tempo intronato, inviluppato, intricato, in steccato, forte scaramucciato, & al dispetto di Macon scampato di prigione; à pena ti posso scriver una parola alla Laconica”

Mortella: O gran Matto, ò gran Matto.

Spinello: […] Hò navigato ogni mare, l’Oceano maggiore, il mar Atlantico, il mar Etiopo, il mar Indico, il mar Rosso, il Caspio, il Persiano, & del Merditeraneo, vuolsi dir Mediterraneo & del mar Nero non ti dico nulla; che gran tempo vo pescato a massaccola (1) per pigliar le morone (2) à consolation del Polmone; & a tè Minchione (5) t’avviso, che son mezzo conquiso, tanto hò girato sopra ogni girella (3), raccommandami al luganicaro (4) della stella.

Mortella: Mi stupisco di questa vena, si copiosa di pazzia.

Spinello: Et io mi maraviglio, che non habbia trovato qualche Maumettano, che ’l guarisca da cotal frenesia; segue.

Item & cætera ho veduto le Filippine, gran parte della China, la Scitiai monti Hiperborei; item à piè, & a Cavallo saltando come un Gallo, & cantando come un papagallo sono stato alle porte Caspie, in Paflagonia (5), in Capadocia, in Galazia, in Armenia maggiore & minore, ho scorto la Licia, & la Soria; tocca, e vavia, & senza moria ho passato & la Barbaria; horsu ser Cavagna, sono stato in Cuccagna, & di raviuoli una gran Marmaglia ho veduto in una cavagna (6) di butirro (7) annegare; e per non ti far disperare senza forza di trivella (8), caro il mio Mortella, da i confini del Marocco ti portarò l’essempio d’un tarocco, dipinto à capo chi à guisa di Mattacino (9).

Mortella: Che ne dici? Non ti par che gli bolli bene, & gli fumi meglio? (6)

[…]

 

(1) massaccola (o mazzáccora) = canna da pescare

(2) morone = persico spigole

(3) sopra ogni girella = sopra ogni sorta di pazzia (la girella è oggetto che viene rappresentato nei trattati di iconologia del tempo così come nella carta del Matto dei tarocchi, la cui testa gira, come la girella, seguendo la direzione del vento)

(4) luganicaro = salsiccere

(5) Paflagonia = Patagonia

(6) cavagna = cesta

(7) butirro = burro

(8) senza forza di trivella = senza che tu debba arrovellarti troppo il cervello

(9) Mattacino (o Mattaccino) = giullare, buffone

 

La frase  conclusiva da noi riportata “Da i confini del Marocco ti portarò l’essempio d’un tarocco, dipinto à capo chi à guisa di Mattacino” potrebbe essere tradotta letteralmente con “Dai confini del Marocco ti porterò un esemplare di un tarocco la cui figura ha il viso truccato alla maniera di un giullare". Si fa qui riferimento alla carta del Matto che in molti mazzi antichi, specialmente cinque e seicenteschi, è raffigurato appunto come un giullare. Ora non si deve ipotizzare che l'autore abbia inteso il Marocco come reale luogo di provenienza di quella carta in quanto il nome di quel Paese era necessario per costruire l'assonanza Marocco-Tarocco. D'altronde, poiché risulterebbe pressoché impossibile ipotizzare che il Capitano recasse una rarità, la frase deve essere interpretata come un atteggiamento ironico del donatore nei confronti dell'amico che considerava un po' matto e di se stesso, che in più occasioni non aveva mancato di considerarsi 'fuori di testa'. In tal caso la parola Tarocco starebbe per Matto e l'intera frase interpretata con "ti porterò un esemplare di un Matto che ha il viso etc", convalidando ancora una volta il significato della parola Tarocco quale matto (7).

 

Note

 

1 - Per poligrafo, in questo caso, si intende uno scrittore che discetta di argomenti vari e disparati. Il termine viene attribuito di solito ai letterati che nella prima metà del XVI secolo, subito dopo l'invenzione della stampa, si guadagnavano da vivere lavorando per un editore con lavori propri o, curando, traducendo e spesso plagiando i lavori altrui. In questo caso si tratta di lavori autonomi.

2 - Gli Affetti Giovenili, Opera Morale di Tomaso Buoni: Cittadino Lucchese: Accademico Romano. Nella quale si rappresenta il Dottorato, il Cavallierato & la Religione, In Venetia, Appresso Gio. Battista Colosini, MDCV. [1605].

3 - Ibidem, p. 3v- 4 r.

4 - Ibidem, p. 83

5 - Sul significato di Minchione si legga il saggio Del Minchione.

6 - Gli Affetti Giovenili, op. cit., pp. 82v-r

7 - Si leggano al riguardo i saggi Tarocco sta per Matto e Il significato della parola 'Tarocco'. Che il termine ‘Mattacino’ derivi inoltre da ‘Matto’ è attestato dal Vocabolario Treccani, Voce: Mattaccino.

 

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