Saggi Storici di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Di Fortuna, Et Sorte - 1573

Nelle "Annotationi di diverse Histoire" di Antonino Danti

 

Copyright Andrea Vitali  - © Tutti i diritti riservati - 2 dicembre 2018

 

Uno dei temi trattati da diversi autori rinascimentali fu quello della ‘Selva’, un genere letterario organizzato in modo ‘capriccioso’, il cui scopo era la diffusione di conoscenze riprese da opere di diversi autori, e che testimoniano, attraverso l’interesse dimostrato dal pubblico verso questo tipo di letteratura, la curiosità storico-erudita del tempo.

 

Si trattava in pratica di una riscrittura di tipo miscellaneo che Paolo Cerchi così definisce: “Chiamiamo selve quelle opere che raccolgono senza alcun chiaro ordine spezzoni di storie, curiosità naturali e antropologiche, questioni di etimologia, liste di personaggi e di eventi storici classificabili sotto un esponente particolare, detti di personaggi illustri, nomi di inventori di cose, e simili oggetti, trattabili in forma breve» Il modello antico più autorevole, capace di esercitare la sua influenza sulla cultura occidentale, è rappresentato dalle Noctes Atticae di Aulo Gellio, che nella prefazione contiene anche una rapida preistoria di testi miscellanei di diverso tipo, per lo più perduti o non identificabili L’indiscussa affermazione del genere, in epoca moderna ed in lingua spagnola, avviene grazie all’enorme ed immediato successo riscosso dalla Silva de varia lección di Pedro Mexía (1497-1551) In realtà, si tratta soprattutto di estrapolazioni testuali mediate da fonti umanistiche che Mexía non cita: in particolare, egli dà vita a un tipo di riscrittura in volgare che plagia quell’erudizione fatta di curiosità e di citazioni” (1).

 

Un autore che si cimentò in questo genere letterario fu Antonino Danti di cui nel 1573 vennero pubblicato a Venezia le sue Osservationi di Diverse Histoire (2). Molto poco si conosce della vita di questo autore se non che era un religioso dell’Abbazia di Santa Maria in Bagno in quel di Bagno di Romagna.

 

Viaggiando per l’Italia, e a Roma in particolare, contrasse amicizia con diversi letterati, cosa che, unitamente alle sue letture, lo portò a acquisire un notevole patrimonio di conoscenze storiche e letterarie di cui egli volle rendere edotto il pubblico, su invito di due importanti religiosi del tempo, come si evince, nella sua opera, dalla dedica indirizzata Al Molto Mag. Co Signore Il Sig. Iacopo Bagni:

 

“Io m'ho dilettato sempre in tutti i luoghi dove m'ho trovato, e in quelle corti di Roma, dove ho servito, di studiare qualche cosa, & rubando al sonno, & al cibo gran copia di travagli; cavar da quelli Auttori, ch'io leggeva, molte osservationi belle, & dilettevoli, & molte sententie morali, & giovevoli alla vita nostra. Et questo studio fatto solo per mio uso & benificio; m'è in ultimo passato tanto innanzi, ch'io mi trovo haverne fatto assai gran raccolta in un'honesto volume. Cosi à guisa di viatico utile, & honorevole me lo portava meco per tutto, ove andava, lo leggeva, & mi compiaceva di riconoscerlo fatica mia di molti anni: anzi in qualunque città mi trovava; io volentieri ne faceva parte agli amici, mostrandolo, conferendolo, & desiderandone il parer loro. In questo modo andato ultimamente a Vinetia, che fu, quando per cagion d'honore venni a visitar V. S. al Lito; & trovandomelo appresso; lo conferij co' molto Reverendo Padre Don Vespasiano da Bagno, all'hora Priore in San Giovan Battista della Giudecca, & hora Abbate digniss. di Santa Maria d'Agnano in Arezzo; & co’l molto virtuoso, litterato, & cortese Padre Don Gregorio Macigni Fiorentino, amendue da me con molto honor nominati: i quali compiaciutisi in questa mia fatica; mi consigliarono, e indussero a lasciarlo uscire in luce: […]” (3).

 

L’opera possiede tutte le caratteristiche di una ‘Selva’ (definita da alcuni storici anche ‘Historia’) sia per gli argomenti storici che per le anedottiche e le informazioni di vario tipo raccolte dall’autore. Nella “Tavola di Tutte le Osservationi comprese nel presente libro” vengono elencati gli argomenti presi in esame:

 

Paragone della possanza del gran Turco, e di quella del Catholico Re Filippo.

Del modo di assaltar l’Imperio Turchesco.

Sopra la passata in Italia di Carlo Ottavo, Re di Francia, l'anno 1494. & le sue qualità

Sopra l'artiglierie, e sopra l'esercito di Carlo Ottavo Re di Francia, & sopra la militia Italiana di quel tempo.

Sopra il mal Francese, & donde tale infermità fu traportata in Italia.

Sopra gli Svizzeri, dagli antichi detti Helvetij.

Sopra la navigation de Portoghesi nell'India Orientale, & sopra quella degli Spagnuoli sotto Christoforo Colombo nell'Indie Occidentali, dette il mondo Nuovo.

Che nelle guerre spesse volte una voce sola mette in fuga un'esercito.

Alcuni giorni ad alcuni huomini, & nationi essere stati favorevoli, & alcuni altri

per altre cagioni degni d'essere osservati.

Alcuni nomi son fatali ad alcuni huomini a commetter gravi sceleraggini.

Che la paura della pena fa buoni gli huomini, & che i Principi debbono alcune volte commettere un minor male, accio che ne segua un maggior bene.

Due Papi in due diversi tempi fanno un'atto medesimo, & dicono l'istesse parole.

Che l'huomo & la donna naturalmente tié conto del suo honore ancho quando muore.

L'huomo spesse volte riprende in altrui quello, in che egli facilmente poi cade.

Le repulse de matrimoni sono state come fatali ad alcuni.

Che l'huomo volendo riuscire è sforzato a saper imitare i costumi contrari, secondo le genti, con che s’ha da conversare.

Che dall'anno del mille in qua, in tutti gli anni prossimi al centinaio sono state nel

mondo grandissime risolutioni.

In che modo in tempo di guerra i Capitani, non havendo denari per le paghe de'

soldati; habbiano sopplito.

Sopra la militia vecchia & nuova.

Sopra gl'Indiani del Mondo Nuovo.

Sopra l'attion de Principi.

Sopra i costumi delle donne.

Che cosa è amore, e in che consiste la felicità, che possono havere gl'innamorati.

Sopra la bellezza.

Del fare oratione a Dio.

Sopra l'ingratitudine.

Sopra la Poesia.

Sopra i Legisti.

Sopra le virtu.

Sopra i ricchi.

Sopra le nove Muse.

Contra le donne.

Un'altra volta contra le donne.

Sopra la Rhetorica.

Sopra varie cose notabili.

Sopra cio che fermamente dee credere ogni vero & buon Christiano.

Sopra il parlare, e scriver cose di sostanza.

Se un magistrato, che si trova haver fatto molte ingiustitie; deve esser castigato.

Huomini che si sono illustrati nelle lettere dal tempo che Imperava Ottaviano Augusto per fino all'Imperator Massimiliano, che morì a 12. di Gennaio 1519.

Sopra le lettere dell'alfabeto.

Sopra l'imparar le buone scientie.

Il fine della Tavola delle Osservationi.

 

A questa “Tavola delle Osservationi” l’autore fa seguire la “Tavola de’ Luoghi Communi, sopra i quali sono fondati i detti sententiosi”, in pratica un elenco di sotto materie che è possibile ritrovare sotto la voce “Tavole delle Osservationi”.

 

Fra queste, solo per citarne alcuni, troviamo:

 

Di cose militari.

Di Discepoli, & maestri.

D’honore, & Gloria.

Di verità, & bugia.

Di Natura, & Arte.

Di libero arbitrio.

Di Musica.

Di Medici, & di Medicine.

Di sanita, & infermità.

Di mangiare, & bere.

Di fortuna. & sorte.

D’felici, & infelici.

Di savi, & pazzi.

Di vita, & di morte.

Di donne.

Di meretrici.

D’amore, & d’amanti

Etc, etc.

 

Risulta evidente come un simile apparato enciclopedico nonché didascalico, come sappiamo, potesse essere stato d’aiuto non solo ai predicatori ma anche ai maestri nell’educazione dei fanciulli.

 

Di nostro interesse la descrizione che l’autore compie sui luoghi comuni “Di Fortuna, et Sorte” e “Di Felici, et Infelici”, che si propongono come un elenco di citazioni antiche e moderne sulla Fortuna, che come sappiamo, si trova al decimo posto nell’Ordine dei Trionfi (4). Il lettore troverà frasi entrate già da tempo a far parte del nostro patrimonio di detti sapienziali, accanto ad altre più chiaramente legate ai modi di pensare appartenenti al tempo dell’autore.

 

Poiché la lingua è chiaramente leggibile, non riteniamo necessario da parte nostra proporre ulteriori spiegazioni.   

 

   DI FORTUNA, ET SORTE.

 

-  Gli è cosa intolerabile, il vedere gli huomini di mala razza, e tristi, vivere in gratia della fortuna; all'incontro i buoni,

    et ben nati, essere in disgratia sua. 

-  Si come un letto d'oro non giova all'amalato, cosi una gran felicità di fortuna non giova ad uno sciocco.

-  I fortunati sempre non hanno gonfiate le vele del favore della fortuna.

-  La fortuna è varia, incerta, e piena d'instabilità.

-  Nelle cose humane, nessuna ve ne ha né picciola, nè grande, che dal favore, e aiuto della fortuna non sia confermata.

-  Gli huomini savi, e forti, allhora mostrano piu il viso alla fortuna, quando ella ha il volto piu turbato.

-  L'huomo si dee sforzare di sostenere le pazzie della fortuna con animo forte.

-  Egli è necessario accommodarsi à quello, che reca la sorte.

-  La fortuna suole artificiosamente levare la paura a coloro, i quali vuole poter ferire piu sicuramente,

-  Quando pensiamo d'haver fatto pace con la fortuna, essa di nuovo ci mette in qualche travaglio.

-  Gli huomini d'alti pensieri, quanto piu sono travagliati dalla fortuna, tanto piu si mostrano valorosi.

-  Piu contraria è la fortuna all'huomo, al quale non lascia godere quello, che ha, che non è a quello, che gli nega

    tuttto [sic] quello, che dimanda.

-  Quanto piu gli arbori sono alti, tanto piu i venti gli scuotono.

-  La fortuna attentamente impiega le sue forze a precipitare i ricchi, che a sollevare i poveri.

-  Chi ha bassi pensieri gli riesce alta avventura, e chi passa per alti pensieri, le piu volte ha bassa aventura.

    Dove è assai intelletto, ivi è poca ventura.

-  Gli huomini d'alti pensieri, e bassa fortuna sempre vivono in pene.

-  Egli è impossibile, che ad huomo privato sia a tutte l'hore la fortuna fedele.

-  Assai piu vale un'hora di buon destino, che tutti i favori del mondo.

-  La fortuna quando comincia a perseguitare alcuno, non lo lascia stare, per sin che non lo vede abbattuto del tutto.

-  Le saette ruinano gli alti edifici, e lasciano stare le case basse.

-  La fortuna mai non diede questi beni temporali ad alcuno come cosa propria.

-  La fortuna difficilmente stà con chi la tiene, non che con chi la scaccia.

-  Non è cosa alcuna piu difficile à schifare, che il fato.

 

   DI FELICI, ET INFELICI.

 

-  Nessuno rimedio è contra i mali determinati.

-  Se bene l'huomo è portato dall'onde tranquille, et da i prosperi venti della fortuna, egli è veramente cosa utile,

    non mettersi del tutto all'arbitrio suo.

-  Colui solo dee temere la fortuna, il quale non sà che cosa è fortuna.

-  La fortuna aiuta gli animosi.

 -  La fortuna accieca gli animi, quando non vuole, ch'alle sue forze si possa far riparo.

-  La fortuna è potente in tutte l'attioni humane, e massime nella guerra.

-  Quasi sempre avviene, che fuggendo, noi ci intoppiamo nel mezzo dei nostri destini. 

-  Non si dee credere alla fortuna presente, conciosia, che la mattina non si sappia quello che n'apporti la sera.

-  Molte mutationi nella vita nostra si fanno per la varietà de casi di fortuna.

-  Quanto piu una città, ò una persona, è stata ne’ suoi principij aventurosa, tanto più nella sua vecchiezza

    ha la fortuna contraria.

-  Quell’huomo è d'animo ardito, al quale non può la fortuna abbassare la forza del core. Non è cosa alcuna

    piu chiara, e gloriosa, che per la conservatione della propria grandezza, e dignità, haver fatta esperimento a ogni sorte

    di fortuna.

-  Colui alla fine sarà veramente huomo, di cui l'animo non si levarà in alto per la fortuna prospera, ne si fiacherà

    per l'avversa (5).

 

Ulteriori considerazioni riguardanti la Fortuna si trovano in diversi altri passi del volume:

 

   DI CUORE, ET ANIMO.

 

-  Non cade l’animo d’un’huomo forte al primo colpo di fortuna [avversa].

-  Nessuna armatura è più forte, contra qual si voglia percossa di fortuna, che un animo prudente.

 

   DI VIRTU, E BONTA.

 

-  Niuna cosa del mondo è meno alla fortuna soggetta, che l’operatione della virtu.

-  Non può all’huomo miglior fortuna avvenire, che essere inchinato ad amare la virtu.

-  Non è possibile, che l’huomo si possa governare nella prospera fortuna senza virtu.

-  La virtu, & prudenza umana corregge spesso la mala fortuna.

-  Colui che per natura è inclinato alla virtù, quello è nobile, se bene fosse nato di madre Etiope.

   La virtù rare volte è in pace con la fortuna.

 

    DI COSE MILITARI.

 

-  La fortuna è più amica di chi assalta, che di chi si difende: & con minor danno (quando ben fosse con maggiore spesa)

   si fa guerra in casa d’altri, che in casa propria.

-  In nessuna cosa più si mostra la fortuna commune, che nella guerra.

-  La guerra s’ incomincia con giustitia, si segue con ordine; ma il fine di quella consiste nella fortuna, & non nella forza,

    ne anche nell’astutia.

-  Nessun Capitano in guerra lunga, ha sempre la fortuna propitia.

-  Ma non dee tentare la fortuna della battaglia chi non è invitato da molto avvantaggio, ò stretto da urgente necessità.

-  I consigli de capitani, non aiutati dalla fortuna, sono spesso fallaci.

 

   DI LETTERE.

 

-  Le Dottrine, nella florida fortuna sono di ornamento, & nell’arida di aiuto.

 

   IN LODE DELLA POVERTA'.

 

-  Tu egregia madre di tutti gli studij degnamente sei. Te, la fortuna sprezza; la quale tu per contrario non curi.

 

   DI POVERTA’.

 

-  Non è huomo alcuno, cui sia si benigna la fortuna, né si larga la Natura de doni suoi, che nell’istessa copia delle cose,

    non habbia dell’altr’ huomo.

 

   CONTRA I SUPERBI.

 

-  […] mettete giu l’arroganza, & fermate le menti nell’humiltà; percioche nessuna fortuna non può cavar questa, nessuno

    impeto di spirito crudele la può gittare a terra, conciosia che di sorte è a cuore alla divinità, che tra i movimenti delle

    fortune continue, & tra le dannose, et pericolose frodi de travagli tra se contrastanti, sempre più fiorita,  & vincitrice è

    avvezza a stare di sopra, et vincere tutte le tempeste.

 

   DI SUPERBIA, ET AMBITIONE.

 

-  Spesso gli huomini posti nella prosperità, & nell’ocio, quando la fortuna, secondo loro, loro arride, divengono ingiusti,

    intemperati, & lascionsi corrompere da i piaceri.

 

   DI RE, PRINCIPI, ET SIGNORI.

 

-  Qualunche Principe, così è suggetto a casi di fortuna, come ciascuno pover’huomo.

-  Non è Principe al Mondo tanrto abassato, che quando si truova nel più infimo grado di fortuna, non tenga i pensieri

    più alti.

-  Il regnare, depende spesso dalla fortuna; ma l’essere buon Re consiste sempre nella bontà dell’huomo.

 

   DI PLEBE, ET VOLGO.

 

-  Egli è quasi proprio alla maggior parte di quei plebei, i quali la cieca fortuna, dalla faccia del popolaccio, a qualche

    grado ha alzati, ò ha arricchiti, gonfiarsi in guisa ne gli honori, ò cosi perdersi nella copia, ò nella cupidigia d’havere

    sempre più, che sdegnino non pure i pari loro; ma i molti maggiori di loro, & spesso gli abbiano per nulla, quantunque

    singulari benefici n’habbiano ricevuti.

-  La plebe, andando dietro alla fortuna, humilmente serve, & severamente signoreggia, & dopo i doni, si ride di quelli,

    che infelicemente confidandosi in lei ha condotti alla morte.

-  L’honore del mondo, come ce lo dà l’opinione de gli huomini, & molte volte ingiustamente, cosi molte volte

    ingiustamente ce lo toglie, giudicando le cose più da i successi, i quali piu delle volte pendono dalla fortuna, che dalla

    ragione.

 

   DI SANITA’, ET INFERMITA’.

 

-  Fra i beni di fortuna, la sanità del corpo è la maggiore.

 

   D’ONORE, ET GLORIA.

 

-  L’honore non si ha da commettere facilmente all’instabil fortuna

 

   DI BENE, ET MALE.

 

-  Assai è molesta la mutazione di uno stato in uno, che alcuna volta fu felice; ma chi sempre ha avuto la fortuna

    contraria, non si duol tanto, per essersi fatta la sua calamita familiare.

 

   DI DESIDERIO.

 

-  A ciascuno è permesso il desiderare di pervenire a miglior fortuna; ma  dee anco ciascuno tolerare patientemente

    quello, che la sorte sua gli ha dato.

 

   D’INVIDIA, ET CALUNNIA.

 

-  Chi non ha qualche emulo, è segno, che la fortuna s’è scordata di lui.

 

   DI CONSIGLIO.

 

-  Non dimostra sano consiglio colui, che si commette più volte alla fortuna, potendo havere con pace l’intento suo.

 

   DI RICCHEZZE.

 

-  La ricchezza è la palla della fortuna, con la quale essa giocando, la gitta hora a questo, hora a quell’altro.

 

   D’HUOMINI.

 

-  L’HUOMO è un essempio di imbecillità, spoglie del tempo, giuoco della fortuna, imagine dell’incostanza, & bilancia

    dell’invidia, et della calamità, il resto è solamente flemma, & colera.

 

   DI SAVI, ET PAZZI.

 

-  L’Huomo savio, secondo che poco, ò molto lo leva la fortuna, cosi egli stringe ò rallenta le redini a i suoi pensieri.

 

   DI NOBILTA’.

 

-  Non le ricchezze da se; ma le virtu (le quali nondimeno vogliono havere la fortuna compagna) & la lunga successione in

    una famiglia di huomini virtuosi; è stabile fondamento alla vera nobiltà.

 

   DEL MONDO, ET DEL TEMPO.

 

-  Quando il mondo sta in sollazzo, la fortuna viene a turbarlo con qualche flagello.

 

   DI BELLEZZA, ET GRATIA.

 

-  Tre maniere di beni sono nel mondo, della fortuna, del corpo, & dell’animo.

 

   DI SPERANZA, ET PATIENZA.

 

-  L’huomo, dee haver patienza, & sperar bene, per la varietà della fortuna.

-  Egli è da sperare nella buona fortuna, né da avilirsi nella cattiva, perche stando fra l’una, & l’altra si viene a fare un

    temperamento.

-  Non è da allentare le redini in tutto nella prospera fortuna, et nella avversa, si dee tener in freno la speranza.

 

Note

 

1 - Paolo Cerchi, Ricerche sulle selve rinascimentali, Ravenna, Longo. 1999, 9.

2 - Antonino Danti da Santa Maria in Bagno, Osservationi di diverse Historie et altri particolari degli di memoria: con un Cumulo di sententie notabili di molti huomoni famosi, & con una Raccolta di Lettioni sententiose & pie, tolte da più Auttori Illustri, In Venetia, Appresso Matteo Boselli, MDLXXIII [1573].

3 - Ibidem, s.n.p.

4 - Si legga al riguardo il saggio iconologico La Ruota della Fortuna

5 - Antonino Danti, op. cit., pp. 87v-88r.