Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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Donne cartomanti

Tarocchi, carte e profezie d'amore

 

Saggio di Andrea Vitali, 2019

 

Se la previsione del futuro tramite le carte numerali e di corte avvenne già in epoca quattrocentesca (1), riguardo i tarocchi la maggior parte degli storici suppone che il loro utilizzo cartomantico nacque nel sec. XVIII in seguito alla creazione del cosiddetto tarocco esoterico, anche se esistono testimonianze letterarie (2) e probabilmente pittoriche (3) che ne testimoniano la presenza in epoche precedenti. A nostro avviso il fatto che nel 1546 Teofilo Folengo nel Chaos del Tri per uno abbia descritto una divinazione con i Tarocchi testimonia una pratica che senz’altro era presente e che difficilmente il letterato avrebbe inventato se non fosse stato a conoscenza di un suo uso nella società del tempo.

 

In ogni modo, l'esiguo numero di documenti Quattro-Cinquecenteschi di carattere cartomantico si deve esclusivamente al fatto che la lettura delle carte si configurava come un’arte divinatoria ancora troppo giovane per essere presa in seria considerazione, a differenza di altre che la storia aveva consegnato al medioevo, quale, ad esempio, l’astrologia.

 

Se sulla cartomanzia con le carte numerali e di corte esistono esigue testimonianze quattrocentesche, la mancanza in quel secolo di documenti riguardanti i Trionfi è da far risalire al fatto che questi ultimi vennero ideati una settantina di anni dopo la comparsa delle carte ordinarie, cosa che evidentemente determinò un loro più tardivo uso divinatorio. Inoltre, in riferimento ai secc. XVI e XVII, occorre pensare che scrivere di divinazione con i Trionfi dove apparivano carte come le virtù, il Papa, la Papessa (ovvero la Fede) e il Mondo (inteso essere Dio Padre) (4), non sarebbe stata cosa ben vista dalla Chiesa a differenza delle carte ordinarie prive di personaggi di carattere religioso.

 

Se come oggi ben sappiamo grazie alle teorie junghiane riguardanti l’energia simbolica (5), la lettura dei Trionfi dei Tarocchi possiede una valenza reale, prima di Jung si pensava alla cartomanzia come a una pratica superstiziosa ereditata da una tradizione popolare credulona e ignorante, avvalorando un atteggiamento rimasto pressoché immutato ai nostri giorni.

 

Come per ogni pratica divinatoria sviluppatosi nei secoli, occorre fare un distinguo: esistono infatti persone che si approfittano dell’ingenuità altrui, altre che credono nelle proprie capacità senza possedere gli strumenti intellettuali e intuitivi necessari e persone che invece si dedicano a questo tipo di profetismo dopo lunghi anni di studio e di ricerca.

 

Di seguito riporteremo notizie riguardanti la cartomante più famosa di inizio Ottocento ovvero M.lle Le Normand e alla sua più celebre previsione d’amore, accanto al fallimento divinatorio amoroso di un’infida maliarda e a giovinette attratte dalla lettura delle carte per scoprire quale uomo le sposerà. Un breve percorso atto a evidenziare alcune tipologie di personaggi che nel tempo si dedicarono alla lettura delle carte e dei tarocchi.

 

M.lle Le Normand (1772-1843) è riconosciuta come la più famosa cartomante francese. Divenuta allieva di Etteilla, uno dei più importanti esoteristi che “fu il primo a praticare la cartomanzia in maniera sistematica basandosi sullo studio dei simboli e dei loro significati, anziché sulla lettura intuitiva delle carte, tentando di ricondurre la cartomanzia al rango di scienza esatta” (6), col tempo abbinò le proprie doti di sensitiva, che madre natura le aveva elargito, alla conoscenza simbolica dei tarocchi. Dopo aver creato un proprio mazzo di carte chiamato Le Petit Lenormand formato da 36 lame e in seguito a sue previsioni cartomantiche che i resoconti del tempo affermano veritiere, vide il suo studio frequentato da personalità quali Roberspierre, Marat e anche Saint-Just che fu uno dei principali artefici del terrore in occasione della rivoluzione francese. A quest’ultimo profetizzò una morte violenta, cosa che accadde nel 1794 quando venne ghigliottinato assieme ad altri ventidue giacobini.

 

Fra i suoi successi più importanti l’aver pronosticato a Josephine de Beauharnais il matrimonio con Napoleone e a quest’ultimo che sarebbe divenuto imperatore nonostante fosse ancora in giovane età. Nonostante ciò, Napoleone, una volta divenuto imperatore, le vietò di esercitare la cartomanzia e per questo venne rinchiusa per ben due volte in carcere da cui ne uscì grazie all’intervento della de Beauharnais.

 

Continuando segretamente a leggere le carte, pubblicò diversi libri riguardanti il suo metodo di lettura e uno sulla vita dell’amica Imperatrice che l’aveva da sempre sostenuta. Compose successivamente un altro mazzo di carte divinatorie che chiamò Grand Jeu de M.lle Lenormand, riconosciuto tutt’ora dai cartomanti francesi come lo strumento più valido dal punto di vista previsionale. Certamente l’aver annunciato a Josephine il matrimonio con Napoleone in un periodo molto antecedente alla realizzazione dell’evento così come testimoniano i documenti del tempo per mano della stessa Josephine, fu la previsione che la rese più famosa assieme al pronosticare per Napoleone gli allori del trono.  

 

Non molte cartomanti divennero famose come la sopracitata. Innumerevole è infatti la schiera di lettrici di carte il cui nome è stato avvolto dalle nebbie del tempo.

 

Nell’Ottocento l’atteggiamento razionalista fu alquanto pesante e duro nei confronti dei cartomanti e dei divinatori in genere. Si riporta di seguito un passo tratto dall’opera Il galateo popolare di Luigi Gattini dove una cartomante avanti negli anni, definita con l’attributo di ‘megera’, viene messa alla berlina in quanto valutata falsa e menzognera:

 

“[…] il seme delle indovine non è ancora distrutto. Nel volgo ignorante ritrovasi ancora l’avanzo di un passato che fa fremere di sdegno. Le donne sono che più vanno soggette alla malefica influenza di certe megere, le quali con visi arcigni e stupide cerimonie vanno attorno predicendo la buona e rea ventura. Nella metà più debole del genere umano, dove è fervida la fantasia, è pur grande l’amore allo straordinario e là mette radice la superstizione. Anche di fatto di stregoneria l’arte ha fatto progressi, e col cangiar dei nomi ha pur mutato modo. Smesso l’antico apparato, lugubre ad un tempo e ridicolo, di cerchi simbolici, di luci sinistre, di voci sepolcrali, di libri magici, ora ha adottato per libro, dove sta scritto l’avvenire, un mazzo di carte da giuoco o di tarocchi. Quante non si vedono tuttora, buone madri di famiglia del resto, andare bene spesso a consultare l’indovina su questo o quell’affare. Alcuna volta però accade che la scienza di divinazione tradisce la sacerdotessa, ed allora le piomba addosso una tempesta che non era scritta nella combinazione dei tarocchi, come racconta il Courrier de l’Aisne, essere avvenuto in un paese di Francia in cui una sedicente indovina, vecchia dal viso arcigno, e dall’aspetto sinistro, fu, dove avere co’ falsi oracoli che essa diceva trarre dalle carte da giuoco, ingannati tanti, costretta da un giovane risoluto, alla di cui fidanzata la vecchia megera aveva posto colle sue carte dei grilli pel capo, a palesare pubblicamente la sua malizia, le sue imposture, ed a meditare quindi sui versi

 

Miser, chi mal oprando si confida

Che ognor star debba il maleficio occulto" (7).

 

Veniamo infine a un esempio riguardante la tradizione popolare e la cartomanzia. Certamente esprime tenerezza la consultazione delle carte svolta da giovinette per conoscere se si sarebbero sposate e se il matrimonio sarebbe stato benedetto dal Cielo. Pare che il due di spade svolgesse un ruolo fondamentale. A dircelo, sempre nell’Ottocento, fu, fra gli altri, lo storico della letteratura nonché etnologo, orientalista, linguista e anarchico, candidato per il Nobel nel 1906, Angelo de Gubernatis nel volume Storia Comparata degli Usi Nuziali in Italia e presso gli altri Popoli Indo-Europei che nel paragrafo “Pronostici” così scrive al riguardo: “A Venezia, le ragazze prendono la ventura mischiando insieme i tarocchi, e poi vi fanno passare ad una ad una tutte le carte, dicendo: uomo, bell'uomo, mercante, ladro, spia. Se quando passa il due di spade, si dice bell'uomo, è segno che si sposerà un bell'uomo, se si dice spia, è segno che si sposerà una spia, e così di seguito. Il giuoco si fa pure con una variante per sapere se si è amati: si dice: mi ama, mi brama, mi vuol bene, così così, non me ne vuole; la parola che si dice quando passa il due di spade dice la verità” (8).

 

Ovviamente non si trattava di una lettura cartomantica classica, ma di un modo alquanto semplice di pronosticare un evento in base all'uscita di una precisa carta, in questo caso il due di spade, messa in relazione con diverse tipologie di uomini scandite a voce. Una prassi che si addiceva a giovani ragazze, da considerarsi un gioco piuttosto che una lettura reale del futuro, con risa e scanzonature di corredo.

 

Note

 

1 -Si legga al riguardo l’autorevole saggio di Ross Sinclair Caldwell Origine della Cartomanzia in Andrea Vitali (a cura) “Il Castello dei Tarocchi”, Torino, Lo Scarabeo, 2010.

2 - Si legga di Andrea Vitali al saggio I Tarocchi in Letteratura I il paragrafo Il Maccheronico Merlin Cocai.

3 - Di Andrea Vitali si legga il saggio Il Castello di Malpaga.

4 - Di Andrea Vitali si legga al riguardo il saggio La Scala Mistica nel 'Sermo de Ludo'.

5 - Di Andrea Vitali si legga il saggio La predizione con i Tarocchi.

6 - Giordano Berti, Il Tarocco Esoterico in Francia. Appunti di Storia, Iconografia, Divinazione, Faenza, Associazione Le Tarot, 1987.

7 - Luigi Gattini, Il Galateo Popolare, Paragrafo “Ancora Maliarde”, 4 edizione riveduta, ampliata e corretta, Torino, G. Candeletti, Successore Cassone Tipografo-Editore, 1871, pp. 178-180.

8 - A. De Gubernatis, Storia Comparata degli Usi Nuziali in Italia e presso gli altri Popoli Indo-Europei, Milano, Fratelli Treves, Editori, 1878, pp. 40-41. 

 

Copyright Andrea Vitali © Tutti i diritti riservati. Novembre 2019