Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

Il significato di Tarocco in Andrea Moniglia-1660

Nel dramma per musica ‘La Serva Nobile’

 

Saggio di Andrea Vitali, febbraio 2020

 

Giovanni Andrea Moniglia, fiorentino, nato nel 1626, fu medico e filosofo assai rinomato. Nel trattato L’Apollo egli scrisse su diverse malattie facendo precedere ciascuna relazione da una canzone morale. La sua vena poetica gli fece ottenere l’incarico di poeta di teatro al servizio del cardinale Medici e in quest’ambito compose diverse commedie, i cui intermezzi di una di esse vennero musicate addirittura da Francesco Cavalli, uno dei più celebrati musicisti del tempo. Da una lettera del Panciatichi del 16 novembre 1653, siamo informati che in occasione di un suo dramma cantato dalla virtuosa Anna Maria Sardelli, detta Campaspe, quest’ultima ebbe un malore e che venne curata dallo stesso Moniglia: «La signora Anna Maria ritornata di villa si ammalò alla commedia e si fece gran diligenze di trovare il Dottor Moniglia che era su per le scene”.

 

Successivamente assunse l’incarico di medico dello stesso cardinale Medici (1), il quale, attratto dalle qualità poetiche del Moniglia, lo incaricò di mettere in scena, in occasione del compleanno della granduchessa Vittoria Della Rovere, il primo dei «drammi civili» ovvero Il potestà di Colognole, rappresentato il 7 febbraio 1657 dagli Accademici Immobili per l’inaugurazione del teatro della Pergola (2). Le musiche vennero composte da Iacopo Melani, altro astro del tempo.

 

Sempre su incarico del Medici compose poi Il pazzo per forza (1658) e Il vecchio balordo (1659), su musiche del Melani, e La serva nobile, posta in note da Domenico Anglesi (1660). Un’ulteriore sua commedia La vedova, ovvero Amore vuole ingegno (1663) non venne rappresentata per l’improvvisa morte del suo mecenate, mentre vide le scene lo Scipione in Cartagine.

 

I suoi ‘drami civili’ in versi, divisi in tre atti con intermezzi danzati e cantati, riflettono lo schema classico del vecchio che si oppone all’amore di due giovani, vittorioso al termine grazie all’aiuto di un furbo servitore. Seguendo i dettami di Terenzio sulla finalità dei drammi, così scrisse rivolgendosi “Al Cortese Lettore” nel Primo Libro delle sue Delle Poesie Dramatiche dopo aver ricevuto dal pubblico entusiastici attestati per queste sue composizioni da lui ritenute all’apparenza ‘bagatelle’:

 

“Ma benchè tali elle pur sembrino, e sieno franche, e baldanzose, con bello ardire escono a farsi vedere tra le genti; poichè di due gran pregi, e singolari si riconoscono ornate, ne’ quali consiste tutta loro gloria; Il primiero si è, che elle son Figliuole d’ubbidienza, e parto d’obbligatissimo ossequio; L’altro, che non a guisa di Femmine licenziose hanno, o dalla Lascivia, o dalla disonesta Maledicenza, con iscapito compassionevole del buon Costume, per ogni via cavato il riso, ma ora come onorate Matrone, ora come Verginelle ben’allevate, hanno fatto per tutto mostra, e dato saggio di quel Decoro, e di quel Convenevole, il quale siccome dee risplendere in tutte l’azioni dell’umana vita, e farne ogni atto perfetto, così la Commedia specchiò di quella, e di costumi Maestra, fa di mestieri, che osservi diligentissimamente, e che ne sia principale, e studiosa imitatrice. Lasciata perciò la troppo Mordace, e Satirica, ed oltre acciò poco onesta maniera di quella Sorta di Commedia, che i Greci a distinzione d’altre, che poscia fiorirono, Antica appellarono, alle più moderne maniere, e da quegli, come più civili, e più costumate avute in pregio, tenuto mi sono, né la soverchia Licenza, né motti con Plauto usando, ma favoreggiando più tosto la gentil Purità,ed espression del Costume di Terenzio, ho procurato unicamente, che il Divertimento degli Animi sia onorato, nobile il Sollievo, la Ricreazione innocente” (3).

 

La successiva produzione del Moniglia è costellata da tantissimi altri componimenti, fra cui ricordiamo la festa teatrale Hipermestra rappresentata al teatro della Pergola nell’estate 1658, la Semiramide e la Giocasta regina d’Armenia, musicate dal Cesti, nonché un Radamisto tratto liberamente dalla vicenda narrata da Tacito (Annales, XII, 51), su cui si cimentò anche il grande Händel.

 

L’attività del Moniglia continuò a essere divisa fra letteratura e medicina e in questo secondo campo scrisse De aquae usu medico in febribus (1684), mentre nel 1689-90 diede alle stampe a Firenze la prima edizione delle Poesie dramatiche in tre volumi.

 

Moniglia, compositore di intermezzi, drammi, melodrammi, e commedie, mori a Firenze il 21 settembre 1700, afflitto da numerosi lutti famigliari che ne minarono l’animo.

 

Se la sua opera scientifica non appare in realtà rilevante, un ruolo di grande importanza gli deve essere attribuito per la sua produzione drammatica, assicurandogli un ruolo di tutto rispetto nel panorama teatrale del Seicento, contribuendo allo sviluppo della commedia musicale che svolse un ruolo importante nella storia dell’opera buffa italiana.

 

Di nostro interesse risulta il suo dramma civile La serva nobile composto nel 1660 (4) in quanto l’autore, primo fra tutti, spiega chiaramente il significato della parola ‘Tarocco’, riconducibile a quanto da noi già espresso in diversi nostri saggi (5).

 

Alla ‘Scena Vigesimasettima’ del Secondo Atto, il personaggio Anselmo, additando a un altro personaggio di nome Fernando scrive:

 

“E quel tarocco di Fernando?” (6).

 

Illuminanti sono le spiegazioni che l’autore offre di certi lemmi da lui utilizzati nel dramma, riportate nella Dichiarazione De’ Proverbi, e Vocaboli usati dalla Plebe Fiorentina, de’ quali per legittima imitazione s’è valso l’Autore (7) che per Tarocco dà "Balordo, Fantoccio, Malfatto” (8). Se per i migliori dizionari ‘Malfatto’ significa persona fatta male, imperfetta, quindi affetta da gravi imperfezioni fisiche, anche mentali, per ‘Fantoccio’ danno persona senza volontà, che deve essere guidata da altri, così come in realtà sono i pazzi.

 

Per spiegare il significato di ‘Balordo’ ricorrerò all’abate Giovanni Romani e al suo Dizionario Generale de’ Sinonimi Italiani del 1825 dove discorrendo del termine ‘Matto’ dà tutti i possibili sinonimi, ciascuno dotato di specifiche qualità (9): “BALORDO: lat. Bardus, […] è un attributo che si applica a Coloro che sono di ottuso, o tardo, ingegno, per esempio: “A vedervi straccare dietro a un balordo” (Car. Lett.); e sotto a questa nozione Balordo si approssima assai a quelle di Stolido e d'Insensato, non che di Melenso. Ma peraltro suolsi più di frequente usar questo attributo per significare Una certa passaggiera confusion di mente, prodotta da qualche improvviso accidente, per esempio: “Rimase Psiche come una balorda” (Fir. As. 149); “Mostrando grandissima maraviglia, mi stava fermo come una cosa balorda” (Idem, 25); “Claudio ebbro e balordo, non se ne avvide” (Tac. Dav. 12, 260). Sotto questa nozione parmi che Balordo divenga affine di Stupido (10).

 

Inoltre, il Moniglia spiega il significato del verbo ‘Taroccare’, da lui citato alla ‘Scena Duodecima’ dell’Atto Primo del dramma musicale La Vedova, quando l’interprete principale Frasia dialogando con Geva, la vecchia serva, così esclama:

 

Frasia

 

Leonora [una delle sue figlie]

Oggi deve sposarsi

Co’l Padre di Leandro; E questo sciocco

Or le dice, or le scrive

Ch’Amante di lei vive;

Capizzi (1) Geva, in verità tarocco (11).

 

(1) Capizzi = capisci

 

Nelle Dichiarazioni il Moniglia definisce il verbo Taroccare in questi termini: In verità tarocco, In verità m’adiro, sono in collera (12). Una spiegazione che asseconda quanto già da noi espresso al riguardo di questo verbo in un nostro saggio (13).

 

Due significati diversi quindi, quello di Tarocco = Matto e di Taroccare = Arrabbiarsi, ma con derivazione del secondo dal primo quale manifestazione di uno stato di agitazione che denota un uscire di senno negli incapaci di trovare, nell’immediato, la calma necessaria e una giustificazione ragionevole.   

 

Per concludere, occorre ricordare che il Moniglia fu Accademico della Crusca, così come da lui più volte espresso attraverso la pubblicazione di sue opere, ad esempio nelle Poesie Dramatiche,un’appartenenza che lo rende ai nostri occhi, dal punto di vista della ricerca filologica, un punto di riferimento autorevole. 

 

Note

 

1 - Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del principato, 5358, cc. 756-758.

2 - Ibidem, Misc. medicea, 442: Diario di etichetta, c. 313.

3 - Giovannandrea Moniglia, Delle Poesie Dramatiche, Libro Primo, In Firenze, Per Vincenzio Vangelisti, MDCXCVIII [1698], pp. VIII-IX.

4 - Un bizzarro ritratto del Moniglia intento a scrivere La serva nobile è riconoscibile nel personaggio di Leon Magin da Ravignano nel Malmantile riacquistato di Lorenzo Lippi. Su questo componimento si legga il saggio Il Malmantile Racquistato

5 - Si legga Tarocco sta per Matto e i relativi saggi di riferimento elencati nelle note.

6 - Delle Poesie Dramatiche di Gio: Andrea Moniglia Accademico della Crusca, Parte Terza, In Firenze, Nella Stamperia di S.A.S. alla Condotta, 1689, p. 222.

7 - Ibidem, p.358.

8 - Ibidem, p. 269.

9 - Volume Secondo, Milano, Giovanni Silvestri, 1825, pp. 91-99.

10 - Questi i sinonimi di Matto riportati dal Romani nel suo Dizionario: “Fatuo, Stolto, Scemo, Sciocco, Stolido, Insensato, Stupido, Melenso, Balogio, Balordo, Stordito, Scimunito, Insipiente, Insipido, Insulso, Insano, Pazzo, Folle, Matto, Demente, Mentecatto, Deliro, Frenetico, Maniaco, Furioso, Forsennato, Intronato”. Per ciascun termine si veda il significato ad essi attribuiti dal Romani al saggio Il significato della parola Tarocco.

11 - La Vedova, Drama Musicale rappresentato nel Giardino del Signor Marchese Bartolomeo Corsini alla Porta di Prato, in “Delle poesie Drammatiche di Gio: Andrea Moniglia”, op. cit., p. 295.

12 - Ibidem, p. 359.

13 - Si legga il saggio Dell’Etimo Tarocco.

 

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