Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

Saggi Ospiti

La congiura del Vachero e la Colonna Infame - 1628

I Tarocchi nelle 'Historie Memorabili' di Alessandro Zilioli

 

Saggio di Andrea Vitali, gennaio 2021

 

 

Alessandro Ziliòli (? - c.1650), storico e poeta veneziano, fu autore delle Historie Memorabili (1646) (1), e delle Vite de' poeti italiani (1630), entrambe punti di riferimento ancor oggi per gli studi storiografici.

 

Le Historie si presentano come una storia universale in dieci libri (capitoli) narranti le più importanti vicende occorse in Europa nel Seicento. L’opera ottenne uno straordinario successo, attraendo lettori appartenenti alle più diverse classi della società fino a essere richiesta dalle maggiori biblioteche italiane ed europee. Citata dal Muratori nei suoi Annali d’Italia (2), quest’opera attirò l’attenzione di Gottfried Wilhelm Leibniz in occasione di una sua visita a Venezia (3) e del Manzoni, per il quale divenne una fondamentale fonte di conoscenza di vita seicentesca per la stesura dei suoi Promessi Sposi (4).

 

Che piacesse anche al popolo alfabeta non deve stupire dato che l’intendimento del Zilioli fu di attirare l’attenzione e suscitare le emozioni mediante il racconto di battaglie, di fatti curiosi, di vita di corte, di tradimenti, di congiure e vendette, eventi da far rientrare nell’ambito delle cosiddette ‘mirabilia’, così come l’aggettivo Memorabili attribuito alle Historie poneva in evidenza.

 

Quanto qui racconteremo, riguarda la vicenda che portò i Genovesi a erigere la cosiddetta ‘Colonna Infame’ in memoria della scellerata congiura intentata da Giulio Cesare Vachero per rovesciare la Repubblica Oligarchica della città a favore dei Savoia che intendevano impadronirsi del territorio ligure. Nel descrivere questo evento, il Zilioli citò anche il gioco dei tarocchi.

 

Genova, 1628. In quei tempi, fra gli abitanti della città divisi in Cittadini e Popolari, sorsero tensioni dovute in particolare ai giovani nobili Cittadini che dimostrarono in più occasioni il loro disprezzo verso i Popolari. Sebbene sia i Cittadini che i Popolari potessero contare su proficue entrate annuali, questi ultimi lamentavano di non essere stimati a sufficienza, considerato che con le loro tasse contribuivano ai bisogni del Governo, sentendosi tenuti, fra l’altro, in minor conto dei forestieri a cui veniva offerta, a differenza loro, ogni tipo di agevolazione.  

 

Viveva allora a Genova il mercante Cesare Vachero, della schiera popolare, abbondante di possedimenti e denari, il quale nell’amare oltremodo la vita cavalleresca, teneva in casa sua soldati e sgherri, conducendo una vita dissoluta e compiendo ogni sorta di uccisioni. Di alta statura e pallido in viso, con baffi tenuti all’insù tali da far giungere la loro punta alle ciglia, con occhi gelidi e penetranti gettava uno sguardo atroce su ogni nobile passante. Per questi motivi si era attirato contro i Cittadini membri del Consiglio. Ma il motivo principe che aveva avvelenato la sua mente, era dovuto al fatto che nel ridotto di San Siro, luogo dove si giocava a carte, i Cittadini lo chiamavano con il soprannome di Bue, in quanto era invalsa l’abitudine di chiamare con l’appellativo di ‘vacca’ la di lui moglie, in realtà dama illustre in quanto figlia di Nicolò Rella, luogotenente delle navi del Duca Doria. Era inoltre accaduto che nel chiamarla in quel modo, alcuni avessero estratto dalle proprie braghe il membro virile. Un’ingiuria, che ovviamente non poteva non essere vendicata.

 

Fu così che il Vachero, eccitato da spiriti immoderati di superbia e desideroso di vendetta, macchinò una rivolta al fine di far cadere la Repubblica, consigliato, fra gli altri, dal Conte Giovanni Antonio Ansaldi, anch’egli di appartenenza popolare, il quale era stato ultimamente eletto Ambasciatore di Casa Savoia a Roma. Con promesse e denari radunò così un buon numero di cospiratori.

 

L’autore, nel condannare l’ingiuria fatta nei confronti della moglie, riporta un episodio accaduto nella medesima città allorquando un gentiluomo, trovandosi a giocare a Tarocchi con altri genovesi, nello scoprire una carta che rappresentava un animale con le corna, esclamò esservi più d’uno in quella compagnia che le portava, alludendo a un personaggio Cittadino la cui moglie era considerata alquanto lasciva. Ma male gliene avvenne, poiché il risentito marito la stessa notte gli invio i suoi sgherri i quali lo uccisero prima che giungesse alla propria abitazione.

 

Parlando della carta di Tarocchi effigiante un animale con le corna, diremo che si trattava di una carta appartenente al cosiddetto gioco dei Ganellini, ovvero i Tarocchi Toscani, meglio conosciuti con il nome di Minchiate, i quali in Liguria venivano chiamati appunto Ganellini, nome con cui veniva identificata la carta del Bagatto, come riportato nel manoscritto Regole del nobile e dilettevole gioco delle Minchiate, composte dall'Avv. Niccolò Onesti nel 1716, da noi individuato presso la Biblioteca di Castiglion Fiorentino, e del quale abbiamo compiuto ampia disamina (5).

 

Il manoscritto,  in riferimento al termine Ganellino, raffigurato da un prestigiatore (Bagatto), così recita:

 

“Li Tarocchi son quelli che son contrasegnati à capo di ciascuna carta con il numero; incominciando dall'uno che si chiama Ganellino sino al numero XXXV, doppo il quale seguita in ordine la Stella, che viene ad essere il 36. Dopoi la Luna. 37. poscia il Sole. 38. Il Mondo 39. e finalmente le Trombe che compiscono il numero di 40 e le dette cinque si domandano le Arie. Aggiungendosi alli detti Tarocchi anche il Matto che non ha numero et' è' cosi detto perché è vario e si mista con tutte le carte e da esse tassativamente si scioglie come si dirà in apresso, che si pone per il 41. Taroccho”.

 

Le Minchiate quindi, oltre che dalle 56 carte numerali e di corte, erano e sono composte da 40 Trionfi detti anche Tarocchi, ovvero gli Arcani Maggiori, fra i quali, oltre ai Trionfi dei tarocchi veri e propri in numero di 22, presentano le tre virtù teologali (Fede, Speranza, Carità), i quattro elementi (Terra, Aria, Acqua, Fuoco) e i dodici segni zodiacali.

 

La carta con le corna descritta dall’autore consisteva quindi nel segno zodiacale del Toro.

 

Riportiamo di seguito il testo originale in cui l’autore cita quel gioco di carte descrivendo quanto accadde in quella seduta di Tarocchi (Ganellini) e la successiva uccisione del personaggio che aveva infamato la moglie di un convitato:

 

Parte Terza - Libro Quarto 

 

“Non è ingiuria alcuna più vile, per chi la inferisce, ne più pungente per chi la riceve di quella insolenza, & dell'insultatione, che si fà con voci, ò gesti a derisione, e disprezzo delle persone honorate, Perciò che potendosi tutte l'altre offese ricoprire con qualche escusatione, ò di utilità, ò di necessità, ò d' altro accidente considerabile, questa sola come fatta senza causa, e per semplice istinto di malignità, e di superbia, non admette scusa alcuna, e si hà meritato molte volte d'esser vendicata con resentimenti grandi, & maggiori di quello che tal’hora sia stato fatto per altre offese più attroci, & in apparenza più importanti, come ben dimostrò, quasi ne i tempi medesimi, l'essempio di quel gentil’huomo, che trovandosi al giuoco de Tarocchi con altri Genovesi, e scoprendo certa figura, ch'haveva le corna in testa, esclamò esservi più d'uno in quella compagnia simile a quella carta, alludendo a un Cittadino di casa grande ivi presente, & marito di Dama tenuta in concetto di troppo lasciva, il quale traffitto da questo moto, mandò poi la notte medesima i suoi staffieri, & lo fece ammazzare per strada” (6).

 

I congiurati vennero scoperti il 31 marzo 1628 e giustiziati il 31 maggio. Al Vachero venne rasa al suolo la casa e al suo posto eretta una colonna a memoria dell’infame su cui vennero scritti i seguenti versi:

 

JVLIJ CÆSARIS VACHERIJ
PERDITISSIMI HOMINIS
INFAMIS MEMORIA
QVI CVM REPVBLICAM CONSPIRASSET
OBTRVNCATO CAPITE, PVBLICATIS BONIS
EXPVLSIS FILIIS, DIRVTAQUE DOMO
DEBITAS PŒNAS LVIT
A. S. MDCXXVIII

 

A memoria dell'infame
Giulio Cesare Vachero
uomo scelleratissimo
che, poiché cospirò contro la Repubblica,
[avendo] tagliata la testa, [avendo] prelevati i beni,
[avendo] esiliati i figli e [avendo] distrutta la casa,
pagò le pene dovute.
Anno del Signore 1628

 

 

 

Colonna Infame

 

 

 

Note

 

1 - Alessandro Ziliolo, Delle Historie Memorabili de suoi Tempi, Parte Terza Libri IV, In Venetia, Per li Turrini, M.DC.XLVI. [1646]. Prima edizione: 1632.

2 - Ludovico Antonio Muratori, Annali d’Italia dal principio dell’era volgare sino all’anno 1749, Tomo XI, Dall’anno 1601 dell’Era Volgare sino all’Anno 1700, Milano, Pasquali, 1749, p. 126.

3 - “Leibniz an Pietro Andrea Andreini, Venedig 5. Märs 1690: Legi indicem MSorum Bibliothecarum Venetarum a Thomasino editum; in eo memorantur 30 volumina MSa ad historiam recentiorem pertinentia quae extabant in Bibliotheca Alexandri Zilioli JCti historiarum cultoris. Peto ut occasione data inquiras, an constet ubi lateant. Sed illud quoque, quorsum iverit Bibliotheca Dominici Molini patricii Veneti ac Senatoris, Heinsii et aliorum eruditorum amicitia celebris” in G.W. Leibniz, Allgemeiner politischer und historischer Briefwechsel, herausgegeben von Deutschen Akademie der Wissenschaften zu Berlin, Berlin-Hildesheim-New York, Akademie Verlag-Georg Olms, 1970, Vol. V, p. 540.

4 - Si veda: Manzoni a Brera. Dono Ester della Valle di Casanova Bonacossa e nuove acquisizioni, Milano, Scheiwiller, 1993, p. 38.

5 - Si legga il saggio Trattato del Gioco delle Minchiate.

6 - Alessandro Ziliolo, Delle Historie Memorabili, op. cit., p. 189.

 

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