Saggi Storici sui Tarocchi di Andrea Vitali

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I Trionfi in un dialogo di Philippe Garnier - 1610

Dai "Quatro Dialogi di Garnero". Edizione italiana del 1627

 

Saggio di Andrea Vitali, dicembre 2021

 

 

Sul gioco dei Trionfi dal sec. XVI in poi, su cui abbiamo ampiamento trattato in un nostro saggio (1), riportiamo parte dell’introduzione:

 

“Nel Quattrocento con la parola Triumphi (Trionfi) venne designato il gioco composto da 22 carte allegoriche in abbinamento a 56 fra carte di corte e numerali, per un totale di 78 carte.

 

Questo gioco, ad iniziare dalla fine del Quattrocento e nei secoli seguenti, non venne più chiamato Ludus Triumphorum, ma Ludus Tarochorum, cioè gioco dei tarocchi, mentre  per definire le sole 22 carte trionfali i letterati adottarono espressioni come Triumphi de’ Tarrochi (Giulio Cesare Croce) oppure il solo termine Trionfi (Notturno Napolitano) o Triumphi, mentre per i giocatori erano le carte che trionfavano - e che chiamavano quindi Trionfi - in quanto possedevano un potere di presa superiore alle carte numerali e di corte.

 

Nel contempo, sempre dalla fine del sec. XV, con il termine Ludus Triumphorum o Ludus ad Triumphos come pure gioco dei Trionfini o Trionfetti (questi ultimi due caratterizzati da regole forse diverse dal Ludus ad Triumphos), venne definito quel gioco in cui si utilizzavano esclusivamente le carte numerali e le carte di corte. Con il termine Trionfi - nome prestato ovviamente dalle 22 carte allegoriche dei tarocchi con potere superiore di presa - venivano designate le carte appartenenti al seme di briscola. Tale seme era determinato dallo scoprimento, prima dell’inizio di ciascuna partita, di una carta presa dal mazzo. Questa la descrizione che ne dà Pietro Sella nel suo Nomi Latini di Giuochi negli Statuti Italiani (sec. XIII-XVI) alla voce Ludus ad Triumphos, Triumphorum: “Giuoco di carte secondo il colore della carte, detta trionfo, scoperta al principio della partita” (2). In pratica, con il nome di Trionfo venne a essere designato, dalla fine del sec. XV in poi, il seme di briscola”. 

 

Riprendiamo qui l’argomento in quanto abbiamo trovato in un testo francese di Philippe Garnier del 1610, tradotto successivamente in lingua italiana, una descrizione, in parte, di una partita a Trionfo fra alcuni gentiluomini in viaggio da Strasburgo verso la Francia.

 

Philippe Garnier nacque a Orleans in data incerta. Dopo essersi laureato in giurisprudenza, in quanto seguace della causa protestante fu costretto all'esilio in terra tedesca, dove trascorse una ventina d’anni insegnando lingua francese in diverse città, e assumendo inoltre il ruolo di precettore per diverse famiglie nobili. Nel 1608 era già professore di lingua francese all'Università di Giessen (Linguæ Francicæ in celeberrima Giessensium Academia Professore ordinario, così come ritroviamo nel frontespizio dei suoi Dialoghi del 1610).

 

Garnier compose una serie di opere la cui finalità fu di far comprendere la lingua francese a nobili e viaggiatori tedeschi. Stampate successivamente nei Paesi bassi e in Francia, tali opere entrarono a far parte dell'insegnamento delle lingue con l'aggiunta dell'italiano e dello spagnolo.

 

Nel 1607 Garnier compose in latino una breve grammatica intitolata Præcepta Gallici Sermonis con lo scopo di insegnare le questioni più immediate riguardanti la pratica orale e scritta della lingua. Troviamo così la descrizione delle pronunce, la declinazione degli articoli, dei nomi e pronomi, più i paradigmi delle coniugazioni.

 

A Strasburgo fece pubblicare nel 1610 i suoi dialoghi, in francese, latino e tedesco, sotto il titolo di Gemmullæ Gallicæ Linguæ. L’opera, in quattro dialoghi, ottenne uno straordinario successo tanto da essere ristampata nei successivi decenni con edizioni in tre, quattro e cinque lingue e con traduzioni in lingua italiana e spagnola. Quando vennero pubblicati in lingua olandese questi dialoghi furono ribattezzati con il titolo di Gemmula Linguarum. Nel 1660 questi dialoghi vennero banditi dall’ Inquisizione.

 

Infine, Garnier diede alle stampe a Francoforte nel 1612 una raccolta di proverbi francesi spiegati in latino.

 

I suoi dialoghi trattano di questioni pratiche per i commercianti, ovvero gli alloggi, i viaggi, le cure, il cibo e quant’altro.

 

Di seguito i titoli originali dei quattro dialoghi:

 

1. Le promener

2. Du voyage de France

3. Le logis

4. Le ieu de la paume

 

Il primo dialogo consiste in un'intervista di due persone mentre stanno passeggiando e sui discorsi che essi intrattengono con un giardiniere.

 

Il secondo dialogo è incentrato sui discorsi che solitamente si facevano per strada e negli ostelli, riguardanti il cibo e le camere affittate in occasione di un viaggio da Strasburgo verso la Francia.

 

Il terzo dialogo descrive come vivere a Parigi in pensione o in una stanza ammobiliata, il tipo di trattamento offerto, e alcune usanze francesi.

 

Il quarto dialogo è incentrato su quanto era necessario conoscere per giocare a palla, e sui termini utilizzati nel gioco.

 

Se le prime edizioni dei dialoghi erano in latino, francese e tedesco, nel 1620 fu aggiunta una traduzione italiana, ristampata nel 1622 e in seguito da Luca Donati nel 1625 con il titolo Accessit insuper ad hanc ultimam editionem nova genuini idiomatis Italici versio, ut & huius linguæ studiosis affatim satisfieri possit, studio & opera L. Donato Italo-Florentino. Nel 1627 questa versione del Donati fu pubblicata autonomamente con il titolo di Quatro Dialogi di Garnero (3).

 

Dal secondo dialogo di questa edizione abbiamo tratto il passo riguardante il gioco dei trionfi.

 

Durante una sosta in un albergo e prima di andare a dormire, i viaggiatori decidono di giocare a carte, scegliendo il gioco del trionfo. La partita prosegue fino a che il cocchiere Davide non sopraggiunge per informare che l’ora era tarda e che occorreva un buon sonno riposatore, dato che il giorno dopo il proseguo del viaggio era fissato per le prime luci dell’alba.   

Poiché la lettura è di facile comprensione, ci limiteremo esclusivamente a riportare il dialogo senza fornire spiegazioni. La lettura di quanto scritto inizialmente riguardante questo gioco renderà infatti comprensibile ogni passo del dialogo.  

 

Il Viaggio nella Francia

 

Il Secondo Ragionamento

 

Personaggi al tavolo da gioco:

 

Bartolomeo

Paolo

Francesco

Giacobo

 

Poi Davide, il cocchiere che interviene.

 

P. Vogliamo noi pigliare un hora di passa tempo, prima che andare a dormire?

F. Oh oh adesso, dicevate dormire.

P. Io l'hò detto certo, ma 'l sonno non mi travaglia più.

B. In che modo dunque passeremo il tempo?

F. Giuochiamo alle carte, ma non voglio star più d'un hora.

P. Basta dirlo, ma io sò che se una volta cominceremo, non potremo cosi facilmente finire.

B. Non già, perche bisogna la mattina levarsi di buon hora per partire, prima che l'aria si riscaldi.

F. Questo è piu utile, perche intorno al mezo di è molto caldo.

P. A che giuoco giuocheremò Signori.

B. A qual giuoco vorrete, a me è tutt'uno.

F. Giuochiamo dunque al cent’uno ch'è giuoco bello, e di piacere.

P. Io non lo giuoco bene, giuochiamo al trionfo, se v'aggrada.

B. Al trionfo, bene son contento.

P. Giuochiamo, quanto valeranno le carte?

P. Un danaro l'una, sarà assai.

B. Certo basta, perche non giuochiamo per vincere, ma solamente per passa tempo.

F. E vero certamente, però si potria perdere assai, perdendo alcuno tal hora in un giuoco cinque o sei carte.

P. Cominciamo, pigli ciascuno per sapere chi deve far le carte.

B. Tocca a me di farle, quante ne darò per gentil’huomo?

F. Datene sei solamente, bastano.

P. Bene, che trionfa? Volta la carta.

B. Eccola volta, ella è di cuori, di picche, di quadri di fiori.

G. Giuocate dunque Signor F. voi sete il primo.

F. Or vià eccolà per cominciare.

B. A me non piace, io non ne hò di cotesto colore.

P. Perche non giuocate un trionfo?

B. Voi parlare bene, se n'havessi.

F. Non importa, io faccio questo giuoco.

P. Quando n'haverete presi voi a bastanza, io ne pigliero forse la parte mia.

B. Credo che n’ habbiate la parte vostra, adesso son tutte le mie.

F. Proveremo se potete fare, quelle cose che minacciate, Prendete di gratia questa volta Signor P. acciò non le guadagni         tutte.

P. Lassate fare à me hora, potendo io non le farà.

P. lo credo che l'uno veda le carte dell'altro.

F. Voi mi scuserete, non ci vedete bene.

B. Per l'avvenire sarò più cauto e riguardero con maggior diligenza.

P. Havendone voi per sospetti cambiaremo i luoghi.

F. Si certo, cambiaremo hor hora se volete, io non menè curo.

B. Nò nò, non è bisogno, io hò detto cosi per burla.

P. Bene, giuochiamo dunque senza frode e senza inganno.

F. Date le carte Signor B.

B. Tocca a me dar le carte?

B. Cosi è Signore, tocca a voi, perche il Signor F. l'ha date adesso

F. Spediamoci di grazia, habbiam giuocato un pezzo di notte, ci bisogna finalmente andare a dormire.

B. Queste sono vostre Signor P. certo havete buone carte.

P. Come lo sapete, le conoscete voi?

B. Certamente non le conosco, ma cosi pare.

P. Perche.

B. Sono più bianche che le altre.

P. Voi v'ingannate in vero, perche non hò nulla di buono, faciamo a monte se volete.

F. Non posso, perche questa volta ho buone carte, voi vorrete metter a monte il giuoco.

P. Andiamo innanzi, giuochiamo dunque, le mie carte non sono tanto cattivi che disperi della vittoria totalmente.

D. Che, Signori? Ancora sete qui?

F. Perche carrozziere che hora egli?

D. Son dodici, a man' a mano Signori.

P. Non può essere, appena lo credo che sia sì tardi.

D. Cosi è come ho detto, io haverò cura de miei cavalli, perche frà trè hore partiremo.

B. Perche cosi di mattino.

D. Acció andiamo prima che l'aria scaldi.

F. Finiamo dunque il giuoco Signori, & andiamo a riposarci alquanto.

P. Io son contento percioche hò sonno.

B. Che havete voi guadagnato Signor F.

F. Io? Non sò in vero, mi penso haver perso.

B. A pena lo credo, perche havete lì assaissima moneta.

F. Voi dite il vero, io certo ho molta moneta minuta, ma la mia d'argento senè svanita, e s'è trasferita ad’altro padrone.

P. Felice notte vi doni Iddio Signori, io vado a dormire.

F. Aspettare Signore, anderemo tutti insieme (4).

 

Note

 

1 - Si legga al riguardo il saggio Trionfi, Trionfini e Trionfetti.

2 - Alla voce Ludus ad Triumphos, Triumphorum, il Sella stilò il seguente elenco: "Sabbioneta, 1484, I, 220 - Bergamo, sec. XVI, IX, 171 - Crema, sec XVI, p. 89 - Arezzo, 1580, III, 25 - «ad triumphos cum cartis» Brescello, sec. XVI, III, 79 - Reggio, 1501, III, 103 - Medulla, 1501, III, 33 - «ludus triumphorum carte et cartarum» Salò, sec XVI, Stat. criminalia, 247 - Ancona, 1566, III, 27 - Calderola, 1586, IV, 44 - «ludo qui dicitur la diritta et triumphi» Pistola, sec. XVI V, 60. L'unico dubbio riguarda l'identità del gioco indicato dagli Statuti di Sabbioneta. L'anno 1484 potrebbe far pensare al gioco dei Trionfi composto da 78 carte.

3 - Quatro Dialogi di Garnero, Con Alcune Curiosità che seguitano, molto utile e necessarie per li amatori della lingua italiana. Tre Sonetti di Petrarcha. Proprietà di molte Provincie d'Europa. Documenti d’Isocrate. Varie Historie, Proverbij. Ultima Editione molto più corretta che la prima, In Geneva, Stampato per Giovan di Tornes, M.DC.XXVII. [1627].

4 - Ibidem, pp. 50-54.

 

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