Saggi Storici di Andrea Vitali

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La Scala Mistica nel 'Sermo de Ludo'

Un esempio del concetto “Ludendo Intelligo” (Giocando Imparo)

 

Copyright Andrea Vitali  - © Tutti i diritti riservati 2018

 

Come oramai conosciamo per certo, il gioco dei tarocchi, nel momento in cui si contemplarono 22 Trionfi, esprimeva una Scala Mistica di carattere cristiano (1). Niente di più utile che trasmettere valori etici e morali attraverso un gioco di carte, che assicurava nel contempo divertimento e insegnamento. Il numero 22, legato alla Divina Conoscenza, venne ereditato dall’Occidente, attraverso un’azione di sincretismo, dal mondo orientale dove la Tara Verde, dea della Conoscenza, si esprime attraverso 21 emanazioni, e che, assieme alla dea, forma un complesso di 22 aspetti. Nella tradizione sufica, la conoscenza superiore si attua attraverso 21 gradini (Tariqā) il cui inizio è rappresentato ulteriormente dalla condizione di Matto.

 

I Libri della Sapienza dell’Antico Testamento sono 22, numero che nel significato mistico cristiano rappresenta l’introduzione alla sapienza e agli insegnamenti divini impressi negli uomini.  Risulta interessante al riguardo notare come i raggi del rosone del Duomo di Orvieto siano infatti 22. Il rosone è simbolo del sole e nel contempo del Cristo, la cui comprensione da parte dell’uomo necessita di 22 stadi di conoscenza.

 

I 22 Trionfi avevano come scopo quello di insegnare all’uomo non credente, espresso dalla carta del Matto come vedremo nel proseguo, il percorso per giungere Dio. Un percorso composto da gradini rappresentati ciascuno dai singoli Trionfi.   

 

Per meglio comprendere tale percorso, ampliando quanto già scritto in altri nostri saggi e a cui rimandiamo per una maggiore analisi sia iconologica che di contenuti (2), ripercorriamo, attraverso l’ordine dei Trionfi così come riportati nel Sermo perutilis de Ludo (Sermone utilissimo sul gioco) (3), il concetto di Scala presente in quelle carte. Si tratta di un documento composto da un anonimo religioso datato fine sec. XV o inizi XVI che risulta essere in senso assoluto il primo conosciuto a riportante i 22 Trionfi. Occorre dire che nonostante l’ordine espresso evidenzi chiaramente il concetto di Scala cristiana, all’anonimo compilatore mancò il giudizio per poterlo esprimere in tal senso, risultando piuttosto una forma di condanna generalizzata di questo gioco, considerato che in esso egli valutò la presenza di immagini sacre come un insulto verso la Chiesa, fatto che si evince dalle espressioni da lui aggiunte a qualche carta, da apparire in alcuni casi peraltro indecifrabili nel senso. Si tratta infatti di un latino che non si preoccupa di essere in qualche modo imbarbarito da interferenze di carattere popolaresco. Nonostante ciò, il documento, pervenutoci in forma manoscritta, risulta di estremo interesse per una compiuta definizione del senso e del valore da attribuire a ciascun singolo Trionfo e al loro insieme.

 

Che certi religiosi del tempo non si fossero resi conto del concetto di Scala presente in queste carte non deve stupire: molti di loro non erano a conoscenza del concetto “Ludendo Intelligo” (Giocando Imparo), come invece espressero diversi altri religiosi in epoca più tarda, come Francesco Piscina che nel 1565 compose il Discorso sopra l’ordine delle figure dei tarocchi (4)in cui troviamo l’affermazione che l’inventore di tale gioco doveva sicuramente essere stato “un buono e fedele seguace della fede Cattolica e Cristiana”, nonché il canonico francese Pierre Gregoire il quale nel 1582 scrisse “Inventi […] ludi sunt foliorum, in quibus dum luditur, vestigia quoque quaedam eruditionis apparent, ut in Tarotiis” cioè: “Furono […] inventati giochi di carte, nei quali mentre si gioca appaiono anche le tracce di una certa erudizione, come nei Tarocchi” (5).

 

Più avanti nel tempo, altri religiosi compresero che informare la gioventù sui valori cristiani attraverso carte da gioco si sarebbe rivelato un espediente straordinario. Ne  porteremo un esempio nel proseguo.

 

La lettura di questo Sermone conferma in modo inequivocabile l’origine cristiana medievale di questo gioco, con buona pace di tutti coloro che ancora oggi, nonostante i documenti che la storia ci ha rivelato, continuano ad affermare un’antichità millenaria di queste carte, senza alcun supporto documentativo.

 

Ma veniamo a quanto il Sermone ci informa sull’ordine dei Trionfi:   

 

1.  Primus dicitur El bagatella: et est omnium inferior = Il primo si chiama El Bagatella ed è l’inferiore fra tutti. Il Bagattto, a cui rimandiamo a nostri saggi per comprendere al meglio il suo significato e il motivo della sua presenza nei Trionfi (6), rappresentava da un lato la carta con valore minimo nel gioco e dall’altro l’inferiorità sociale del personaggio raffigurato. Il Bagatella era colui che, seppur credendo in Dio, non riteneva necessario osservare alla lettera i comandamenti, concedendosi divagazioni che la Chiesa del tempo considerò peccaminose a tal punto da valutarle come azioni mortali al fine della salvezza eterna.

2.  Imperatrix = L’Imperatrice. Una presenza da mettere in relazione con la carta seguente.

3.  Imperator = L’Imperatore. La presenza dell’Imperatore nella vita dell’uomo era fondamentale in quanto rappresentava quel potere politico voluto da Dio per assicurare al suo popolo i beni materiali necessari per la propria esistenza. Anche la presenza l’Imperatrice era fondamentale in quanto, come asseriva la Bibbia, occorreva vivere in due sotto la luce del sole come recita l’Ecclesiaste: “Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. 10 Infatti, se vengono a cadere, l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. 11 Inoltre, se due dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a riscaldarsi? 12 Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto”. L’imperatore era quindi colui che per primo doveva dare il buon esempio, affiancando a sé la propria moglie.

4.  La Papessa. O miseri quod negat Christiana fides. La Papessa (Oh miseri dato che la fede cristiana vi ripudia). Si tratta della Fede Cristiana così come ritroviamo in moltissime sue raffigurazioni come ad esempio quella dipinta da Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova.  

5.  El papa. O pontifex cur, &c. qui debet omni sanctitate polere, et isti ribaldi faciunt ipsorum capitaneum. Il Papa. O pontefice perché, etc, a lui si deve ogni santità, e questi ribaldi ne fanno il loro capitano. Anche in questo caso, per un atteggiamento di parità con i rappresentanti del potere temporale, la Papessa, ovvero la Fede cristiana, doveva essere presente accanto al suo testimone più rappresentativo, ovvero il Papa. Entrambi concorrevano all’insegnamento dell’esercizio spirituale secondo i dettami dei Vangeli. (Sul fatto che questi due ultimi personaggi fossero situati dopo i rappresentanti del potere temporale si legga il nostro saggio Imperatore Luna e Papa Sole).

6.  La temperantia = La Temperanza, virtù cardinale che insegna a moderare le passioni e viene qui posta prima della carta dell’Amore che il Petrarca nei suoi Trionfi intese come l’istinto umano tendente alla soddisfazione dei propri piaceri.

7.  L’amore ovvero la ricerca affannosa dei piaceri che devono essere moderati dalla virtù sopra espressa.

8.  Lo caro trionphale vel mundus parvus = Il carro trionfale ovvero un piccolo trionfo. Alla carta del Carro viene attribuito un minimo valore sulla base del fatto che tutto sotto il sole è vanità, come recita l’Ecclesiaste: “2 Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. 3 Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole? 4 Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa”. Cercare in continuazione allori e gloria e assurgere a essi rappresentava un successo illusorio in quanto ogni uomo era destinato, come ogni cosa, a diventare polvere secondo la Vulgata della Bibbia (Genesi 3:19) “Memento, homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris” (Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai). Il desiderio di trionfare doveva pertanto essere vinto dalla virtù della ‘Forteza’.

9.  La forteza, cioè la Forza, in latino Fortitudo, è la virtù cardinale, ovvero cardine dell’ortodossia cristiana, che insegna a reprimere ogni atteggiamento che può condurre sconsideratamente l’uomo a cercare beni illusori terreni. A differenza della Temperanza, che insegna a moderare tali istinti, la Fortitudo insegna che l’intelligenza data da Dio all’uomo deve servirgli per comprendere la futilità di ogni trionfo terreno e quindi privarsene laddove la sua intelligenza lo ritenesse necessario ai fine della salvazione.

10.  La rotta. id est regno, regnavi, sum sine regno = La Ruota di Fortuna la quale è regno, ho regnato, sono senza regno. La Ruota delle sorti, ovvero del fato, del destino, insegna che da un momento all’altro tutti possiamo cadere nel baratro dell’afflizione sia fisica che materiale. Costatato ciò, poiché la vita umana è preda di un destino che solo Iddio conosce, occorre che l’uomo pensi alla propria anima piuttosto che affannarsi continuamente nella ricerca del proprio benessere.

11.  El Gobbo = L’Eremita, qui designato come gobbo in quanto trattasi di un vecchio dalla colonna vertebrale consunta. Poiché l’eremita è colui che si allontana dalla società per vivere in solitudine con i propri pensieri, questa carta insegna a meditare sul reale senso della vita e soprattutto a non tradire Dio prima che la Morte sopravvenga.

12.  Lo imphicato = L’Appeso. L’essere appesi per un piede era la pena che veniva comminata ai traditori. Un ‘memento mori’, che voleva insegnare a non tradire Dio prima del sopraggiungere della morte dato che per l’uomo, in caso contrario, si sarebbero aperte le porte dell’Inferno (7).  

13.   La Morte. Cioè la carta che indicala caducità della vita nella sua forma finale. “Vita brevis breviter in brevi finietur, mors venit velociter quae neminem veretur” (La breve vita in breve finisce, la morte arriva velocementee non ha rispetto per nessuno) recita una ballata del Libro Rosso (Llibre Vermell) di Montserrat.

14.  El diavolo. Inevitabile conclusione per chi non ha seguito nella vita l’insegnamento della Chiesa, ricercando solo beni terreni e piaceri senza curarsi della propria anima.

15.  La sagitta = La Torre. Questa carta, come le successive Stella, Luna, Sole, insegna a guardare il cielo per riuscire a scoprire, attraverso gli astri, il volere divino o indicazioni di comportamento. Nella visione cosmologica del tempo, sopra la terra si estendevano ruotando delle sfere di cui la più alta era rappresentata dalla Prima Causa, cioè la sfera divina. Recependo il volere superiore, il Primo Mobile, lo trasferiva alle sfere sottostanti rappresentate dai pianeti, dal sole e dalla luna e infine dalla sfera di fuoco (Sphaera Ignis), il primo cerchio che sovrastava la terra da cui la divinità poteva trarre il fuoco per distruggere sulla terra coloro che lo avevano tradito rinnegandola. Un esempio famoso fu la distruzione di Sodoma e Gomorra avvenuta per mano di Dio attraverso fuochi e fiamme.

16.  La Stella. Poiché questa carta rappresenta le sfere dei pianeti, secondo la visione cosmologica di stampo aristotelico-tolemaico del tempo, l’essere stata posta prima della luna e del sole risulterebbe un errore, in quanto i pianeti erano collocati più in alto rispetto ai precedenti. Si potrebbe pensare che questa variante si debba al desiderio di posizionare il sole vicino al giorno del Giudizio, in quanto astro collegato al Cristo, colui che presiederà a quell’evento finale.    

17.  La Luna, a cui Dio ha dato laprerogativa di influenzare con il suo moto la terra.  

18.  Il Sole, ovvero l’astro da cui la terra trae i benefici per la sua esistenza oltre che essere, come detto, un simbolo del Cristo.

19.  Lo angelo ovvero il Giudizio Universale, evento che sarà annunciato attraverso il potente suono di una tromba suonata da un angelo. Un richiamo per tutti gli uomini che nessuno potrà eludere.

20.  La justicia. Sarà attraverso la Giustizia, cioè la giusta valutazione delle azioni degli uomini, che l’Arcangelo Michele separerà gli eletti dai dannati.

21.  El mondo cioe Dio Padre. Solo gli eletti avranno la gioia di vivere in eterno alla presenza del padre.

0.  El matto sie nulla (nisi velint). Il Matto ovvero nulla (a meno che non vogliano). Se quanto scritto dal religioso non permette una chiara decifrazione del senso da lui attribuito, sappiamo che i matti erano considerato, in base alla scolastica, cioè la filosofia religiosa del tempo, coloro che non credevano in Dio in quanto, difettando loro la regione non erano in grado di comprendere le verità rivelate. Poiché per la scolastica occorreva credere in Dio attraverso il ricorso alla ragione, essa accumunò nella categoria dei folli tutti i non credenti. Nei Trionfi la presenza del Matto/Folle acquista pertanto un profondo significato: in quanto possessore di ragione ma non credente, egli doveva divenire non solo un credente, senza la necessità di argomentazioni intellettuali che giustificassero quanto sentiva nel suo cuore, ma anche, attraverso gli insegnamenti espressi da questa Scala Mistica di Trionfi,  'Folle di Dio', condizione che trova la massima espressione nel santo più popolare, cioè Francesco, che fu chiamato ‘Lo Sancto Jullare e il Sancto Folle di Dio’. Così recita una canzone di Girolamo Benivieni (1453-1542): “Non fu mail el più bel sollazzo / Più giocondo, ne maggiore / Che per zelo e per amore / Di Iesù diventar pazzo. /… / Ognun gridi com’ io grido / Sempre pazzo, pazzo, pazzo”.

 

Come anticipato, nel proseguo degli anni, diversi religiosi compresero l’utilità di comporre giochi di carte con immagini ispirate a personaggi o a valori cristiani. Uno di questi fu l’Abate Enea Gaetano Milani da Siena, il quale, come apprendiamo da uno scritto settecentesco, “per ammaestrare non solo la Nobile Gioventù nelle proprie Case, e ne’ Collegi, e ne’ Seminari, ma ancora le Monache, ed i Religiosi dentro i loro Chiostri, anche senza voce viva di tanti diversi precettori, e senza tanti volumi, ha inventato il mezzo di piacevoli trastulli, e di molti, e varj eruditi giuochi” (8).

 

Si trattava di “Giuochi santificati e virtuosi” che trattavano della storia sacra accanto a quella profana, con la serie dei Patriarchi, dei Giudici, dei Profeti, dei Re, con il numero e la qualità dei Sacri Libri e tanto altro ancora, disposti in caselle su grandi fogli di cui si suggeriva di adornare le sacrestie, i sacri chiostri, le camere e le scuole affinché potessero essere presi dai ragazzi e ritagliati a guisa di carte da gioco: “E questi stessi tagliandosi,  si riducono in nobil mazzo di Carte, come l’Autore ha già fatti ridurre, dorate attorno, e colorite, per farsi con esse diversi giuochi […]. Con quanta facilità potranno ora i fanciulli, giuocando, succhiare col latte le Massime della Morale Cristiana, tratte dal più puro, e limpido fonte, ch’è la Sacra Scrittura, alle cui acque da pochi per ordinario si accostano le labbra, o per negligenza, o per isvoglatezza!”.

 

Al religioso non mancò poi l’ispirazione di dedicare anche ai tarocchi giochi siffatti, manifestando di conoscere molto bene il significato mistico della Scala come precedentemente espresso. Leggiamo quanto riportato al riguardo: “Chi può non lodare il buon’ ordine, e disposizione di tante materie situate ne’ lor particolari quadretti? In cima de’ quali quadretti in altre caselle più piccole sono accennate le materie trattate nel corpo delle carte, e sono scritte le marche proprie, e particolari d’ogni carta medesima, così all’Italiana come alla francese, e le lettere grandi e picciole coll’ordine dell’alfabeto, e le sillabe, ed in alcune i numeri per li Trionfi, o Tarocchi (giacché per quanto dichiarasi nell’avviso suddetto potrà con esse carte giuocarsi alle Minchiate, ed a qualunque altro giuoco più usato, e dilettevole co’ mazzi di 40. o di 52. o di 97) e giuocando imparare”.

 

Se nel Medioevo non tutti i religiosi erano in grado di comprendere la Scala dei Trionfi, condannandoli invero come ‘opera diaboli’, ve n’erano diversi già nel Cinquecento che, come abbiamo visto, si espressero in modo contrario scrivendo addirittura quanto ritenevano in testi di larga diffusione. Lo stesso avvenne poi nei secoli seguenti a conferma di un gioco di carte che per il mondo accademico rappresenta una delle più straordinarie realizzazioni del pensiero umanistico italiano.

 

Note

 

1 - Sul significato di Scala Mistica si legga il saggio omonimo presente presso i Saggi Storici di Andrea Vitali

2 - Si leggano al riguardo i Saggi Iconologici di Andrea Vitali

3 - Il manoscritto fu pubblicato da Robert Steele in «Archaeologia or Miscellaneous tracts relating to antiquity», Londra, Seconda serie, vol. VII, 1900, pp. 185 - 200.

4 Discorso dil S. Fran. Piscina da Carmagnuola sopra l’ordine delle figure de Tarocchi, In Monte Regale, Appresso Lionardo Torrentino, MDLXV [1565].

5 - Pierre Gregoire, Tertia ac postrema Syntagmatis Juris Universi Pars, Pars III, Liber XXXIX (contrariamente al citato XXX nel Buini), Cap. 4, n.11 (Ludi foliorum qui innoxj, & ludi & lusoris mala), Lugduni, Apud Antonium Gryphium, M.D.LXXXII. [1582].

6 - Oltre al relativo saggio iconologico si legga El Bagatella ossia il simbolo del peccato.

7 - Per una visione di questa pena si legga il saggio Genia di Traditori.

8 - Lettera Critica d’ un Pastore Arcade intorno a’ Giuochi eruditi pubblicati ultimamente in Venezia presso il Recurti, ed in Pesaro presso il Gavelli, s.d.n.l. I passi da noi riportati si trovano da p. I a p. III. L’Abate Enea Gaetano Melani fu Protonotario Apostolico e Religioso Gerosolimitano. Prese parte all’Accademia degli Arcadi con il soprannome di Eresto Eleucanteo.

 

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