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FAENZA / DAL 1985

Storia, arte e simbolo dei Tarocchi.

Un archivio editoriale dedicato ai Tarocchi e alla loro storia nell'arte, nella cultura e nella simbologia.

STORIA / ICONOGRAFIA / RICERCA
LE TAROT / ARCHIVIO EDITORIALE

Inserito il 21 gennaio 2021

 

Pasquino (Anonimo), Gioco da Tarochi fatto in Conclavi, sec. XVI.

 

Per informazioni su questo sonetto si veda al saggio I Tarocchi in Letteratura I

Riguardo il personaggio di Pasquino, si legga il saggio Pasquino e i Tarocchi.

 

Per visualizzare il manoscritto cliccare quì sotto.

 

Gioco da Tarochi fatto in Conclavi 1

 

Gioco da Tarochi fatto in Conclavi 2

 

Trascrizione del Sonetto e note tratte da:

 

Vittorio Cian, Gioviana. Di Paolo Giovio Poeta, fra Poeti, e di alcune Rime sconosciute del sec. XVI, in“Giornale Storico della Letteratura Italiana”, Volume XVII, Torino, Ermanno Loescher, 1891, pp. 338-339.

 

GIOCO DA TAROCHI FATTO IN CONCLAVI

 

Vinti dui Cardinai (1) senza rumore

    Giocando agli tarocchi in una cella
    Fė Fernese e mischiò e dè la stella

    A puteo e juda a pisa traditore.
Al Camerlengo dette puoi l'amore,

    Cichada, il sole: Vitello, il bagatello,
    ATurnon temperanza; e puoi la bella

    Imperatrice a Trento vene fore.
Al Cardinal Marsilio diè la morte

    E a Moron la giustitia de Dio

    E a Caraffa la Rota di fortuna.
Di Mantoa fu il Carro e dopo il forte

    Imperator (2) Paciecho pocho pio,  
    Medici il matto e Chrispo hebbe la luna.

                            Udite la fortuna:
Capo di ferro che ogni duro sprezza
Gli viene per ventura la fortezza.

                           O dio nova bellezza! (3)

Carpi mentre che il papa haver si crede
Guardando la papessa in man si vede.

                           Mentre che ognuno vede
A l'Arache lo angelo fu dato
A Ferrara il diavolo scadenato,

                           La casa del danato
Fu dato a Cesi, poi a Monte polciano  
Il mondo tondo tondo viene in mano.

                          Stava ognuno cheto e piano
Per veder pur a chi il papa tochava,
Ma finite le carte quello manchava.

                         Ognun si leva e brava  
Contra Fernese che ha fatte le carte
Dicendo che egli usava fraude ed arte.

                         Fu mandato da parte
E tra lor fecen (4) questa legge nuova
Che papa sia colui che si ritrova.  
                        Mentre ciascun si prova
Medici, Puteo e Carpi andando a spasso
Una carta trovorno, ma fu un asso.

 

(1) v. 1. Nel ms. si legge Cardinali, ma il verso eccederebbe d'una sillaba.

(2) v. 13. E non l'imperator, come si legge nel ms.

(3) v. 18. Così è scritto chiaramente, ma credo che, anche per riscontro al v. 15, la lezione vada corretta così: «Odi nova bellezza».

(4) v. 34. Nel ms. loro e feceno.

(5) v. 37. Anche qui ho corretto la lezione evidentemente erronea a spazo.

 

Avverto che i cardinali radunati nel Conclave del 1549 non furono ventidue, sibbene quarantanove, ma la ragione dell’inevitabile inesattezza di Pasquino va ricercata nella natura stessa del gioco dei tarocchi, nei quali i trionfi sono appunto 22, comprendendovi il Matto.

 

 

 

ARCHIVIO / LE TAROT

Gioco da Tarochi fatto in Conclavi

Inserito il 21 gennaio 2021

 

Pasquino (Anonimo), Gioco da Tarochi fatto in Conclavi, sec. XVI.

 

Per informazioni su questo sonetto si veda al saggio I Tarocchi in Letteratura I

Riguardo il personaggio di Pasquino, si legga il saggio Pasquino e i Tarocchi.

 

Per visualizzare il manoscritto cliccare quì sotto.

 

Gioco da Tarochi fatto in Conclavi 1

 

Gioco da Tarochi fatto in Conclavi 2

 

Trascrizione del Sonetto e note tratte da:

 

Vittorio Cian, Gioviana. Di Paolo Giovio Poeta, fra Poeti, e di alcune Rime sconosciute del sec. XVI, in“Giornale Storico della Letteratura Italiana”, Volume XVII, Torino, Ermanno Loescher, 1891, pp. 338-339.

 

GIOCO DA TAROCHI FATTO IN CONCLAVI

 

Vinti dui Cardinai (1) senza rumore

    Giocando agli tarocchi in una cella
    Fė Fernese e mischiò e dè la stella

    A puteo e juda a pisa traditore.
Al Camerlengo dette puoi l'amore,

    Cichada, il sole: Vitello, il bagatello,
    ATurnon temperanza; e puoi la bella

    Imperatrice a Trento vene fore.
Al Cardinal Marsilio diè la morte

    E a Moron la giustitia de Dio

    E a Caraffa la Rota di fortuna.
Di Mantoa fu il Carro e dopo il forte

    Imperator (2) Paciecho pocho pio,  
    Medici il matto e Chrispo hebbe la luna.

                            Udite la fortuna:
Capo di ferro che ogni duro sprezza
Gli viene per ventura la fortezza.

                           O dio nova bellezza! (3)

Carpi mentre che il papa haver si crede
Guardando la papessa in man si vede.

                           Mentre che ognuno vede
A l'Arache lo angelo fu dato
A Ferrara il diavolo scadenato,

                           La casa del danato
Fu dato a Cesi, poi a Monte polciano  
Il mondo tondo tondo viene in mano.

                          Stava ognuno cheto e piano
Per veder pur a chi il papa tochava,
Ma finite le carte quello manchava.

                         Ognun si leva e brava  
Contra Fernese che ha fatte le carte
Dicendo che egli usava fraude ed arte.

                         Fu mandato da parte
E tra lor fecen (4) questa legge nuova
Che papa sia colui che si ritrova.  
                        Mentre ciascun si prova
Medici, Puteo e Carpi andando a spasso
Una carta trovorno, ma fu un asso.

 

(1) v. 1. Nel ms. si legge Cardinali, ma il verso eccederebbe d'una sillaba.

(2) v. 13. E non l'imperator, come si legge nel ms.

(3) v. 18. Così è scritto chiaramente, ma credo che, anche per riscontro al v. 15, la lezione vada corretta così: «Odi nova bellezza».

(4) v. 34. Nel ms. loro e feceno.

(5) v. 37. Anche qui ho corretto la lezione evidentemente erronea a spazo.

 

Avverto che i cardinali radunati nel Conclave del 1549 non furono ventidue, sibbene quarantanove, ma la ragione dell’inevitabile inesattezza di Pasquino va ricercata nella natura stessa del gioco dei tarocchi, nei quali i trionfi sono appunto 22, comprendendovi il Matto.