Saggi di Andrea Vitali

Vento Theroco

Il vento che induce alla follia (sec. XVI)

 

Andrea Calmo (Venezia, ca. 1510 - ivi 1571) fu commediografo e attore comico. Non sappiamo molto di lui nonostante una biografia di Alessandro Zilioli inserita nell’opera Vite dei poeti italiani, pubblicata nel 1630 e rimasta manoscritta. Morì per febbre come si apprende dal registro dei Necrologi della Repubblica veneta dove si legge sotto la  data 1571: "M. Andrea Calmo, de anni 61, da febre". Difficilmente, come scrive il Zilioli deducendolo da alcuni passi delle Lettere del Calmo, il nostro poté essere nato da una famiglia di pescatori, considerato che il Calmo stesso nel testamento accenna al padre e alla madre sepolti nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo, un privilegio che potevano ottenere solo personalità di alto rango. Oltre a quattro egloghe pastorali, a diverse commedie, come la Rodiana (1540), il Travaglia (1546), la Spagnolas (1549) e il Saltuzza (1551), in cui è sempre presente la figura di un vecchio dalle tangibili somiglianze con la maschera di Pantalone, restano le sue Lettere (quattro libri, 1547-1556) inviate a personaggi noti e meno noti o fittizi del tempo, scritte in dialetto veneziano misto a latinismi spropositati, divertenti storpiamenti di parole, elementi gergali.


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Si tratta, per dirla con le parole dell'autore stesso, di un'ampia raccolta di "ingegnosi cheribizzi" e di "fantastiche fantasie", indirizzati in forma di lettere da presunti pescatori (onde l'equivoco delle origini del Calmo da un tale ceto) a destinatari illustri o fittizi. Circolano in queste composizioni (anche in quelle dell'ultimo libro, che si indirizzano a varie cortigiane di Venezia) un'amabile arguzia e un'intima ironia, e un misto - come scrisse il Molmenti - di pazzia e di senno, che permette all'autore di passare, con calcolata abilità, dalla chiacchiera divagante e per così dire gratuita alla velata allusione a fatti e personaggi pubblici e alla loro affabulazione mediante il sapiente alternarsi dei vari livelli in cui si sviluppa lo stile espositivo. Il modello di queste strane composizioni sembra essere stato il Ruzante, il quale, con la lettera "alla morosa" (conservataci da un cod. della Marciana e pubblicata da V. Rossi in appendice alle Lettere del Calmo), apre una sorta di nuovo genere letterario (nuovo almeno nella tradizione dialettale, dove già fioriva il genere affine dei testamenti), a metà strada tra l'epistola giocosa e il monologo o sprolico di destinazione teatrale» (1).


Il Calmo dedicò lettere anche ad alcuni dei maggiori artisti attivi in quel tempo a Venezia, quali l’Aretino e il Tintoretto, lettere che rivelano un superficiale rapporto e un senso di soggezione che egli provava verso quegli illustri personaggi. Più familiari risultano, al contrario, le lettere dedicate ad artisti minori, come il Doni e il Parabosco, o ai colleghi che si dedicavano come lui all'arte comica, ad esempio il Giancarli e il Molino, detto il Burchiella.


Il motivo per cui abbiamo parlato di Andrea Calmo si deve al fatto che nel codice Marciano Italiano XI. 66, che raccoglie lettere manoscritte del Calmo e di altri autori (2), una di queste risulta di grande interesse per i nostri studi. Di questa lettera il manoscritto conserva due esemplari, di cui il secondo appare, per brevi incisi, come una correzione del precedente con apporti di varianti di valore.


In primo luogo, i critici non ammettono con sicurezza che la lettera sia attribuibile al Calmo, benché la grande ras­somiglianza dello stile e del contenuto induca a considerare legittimo il sospetto che egli ne sia stato l'autore. Le ultime indagini la indicano infatti come opera di un anonimo imitatore e questo per l’uso della lingua che, prescindendo dall'elemento latino o latineggiante, è quella che si scriveva comunemente nell'alta Italia nel sec. XVI, mentre il Calmo utilizzava il dialetto veneziano quasi nella sua schiettezza. Diciamo imitatore e non precursore avendo riguardo per la data 1567 che viene menzionata nel testo (3)


Innanzitutto occorre rilevare l’impossibilità di procedere ad una sua completa traduzione letterale in italiano moderno, nonostante la facilità di comprensione di alcuni passi. L’insieme risulta senz’altro di grande piacevolezza per la comicità di certe parole, a volte molto volgari (andò ala volta de la torre de Cremona, la qual è fatta tutta de pele de coioni de romiti [di pelle dei coglioni dei pellegrini]), talvolta insistenti nella ripetizione aggettivale superlativa (vostra inclita, magnanima, spectabiliosa, excel.ma, prouida, disgregativa, beatissima, reverendissima, tangarizante, urbanissima, circumcisa magnanimitatem), con alcuni latinismi storpiati misti ad un italiano maccheronico (cum le vostre seche ballote dependentis constitutis animalibus cacatiuis in acto rebecante et trapulati) ed espressioni dialettali venete molto strette dell’epoca (et li toltoge le uictuarie e butadoge in manega con le pastagnoche fazando cauriole). Si tratta, in definitiva, di un gioco letterario, dove più che il contenuto acquista valore la comicità del dire.


Il nostro interesse verso questa lettera è dovuto alla presenza di due nomi dei Trionfi, el bagatella e el mato, ma soprattutto per il termine theroco che appare nel secondo esemplare in sostituzione della parola scirocho [il vento scirocco] nel primo (4). Ciò risulta di grande importanza in quanto la parola scirocho, che nella prima lettera sta ad indicare l’azione del vento che rende le persone sciroccate, cioè fuori di testa, folli, fa assumere il medesimo significato al termine theroco nel secondo esemplare, avvalorando la nostra ipotesi, così come da noi espressa nel saggio Tharocus Bacchus est e da Michael S. Howard in Dioniso e il Tarocco Storico (5), che la parola tarocco sia da farsi derivare dalla carta del Folle o Matto, con particolare riferimento ad uno stato di pazzia.

 

Prima di riportare la lettera, procederemo ad un sommario riassunto dei contenuti della parte iniziale e delle altre due sezioni di nostro interesse.

 

La lettera è indirizzata a due messeri, Francesco e Geronimo con i quali l’autore appare essere in confidenza (più cha fradeli chari.mi), ai quali chiede di aiutarlo per ripristinare la sua amicizia con un certo Zanetto che, irato contro lo scrivente senza motivo (senza esser sta leso in parte alcuna da tuffo), se ne era andato a Verona. L’autore conferma il suo dispiacere per l’accaduto  (chosa che revera [fortemente] me duol in el cuor) per il fatto che egli non solo non lo odiava ma gli portava anche rispetto, come i due messeri ben sapevano (non per mal che li voglia, ma per quel rispetto che ben sapeti). Il contenuto della missiva continua poi con una narrazione delle migliorie che lo scrivente avrebbe potuto apportare all’orto dei due messeri, un discorso che risalta per la grande inventiva e per il ritmo che connota tutto l’insieme, come si può evincere dalla seguente frase dove il latino maccheronico si sposa in esuberante armonia con l’italiano del tempo e il dialetto veneziano [fra parentesi e in caratteri normali le varianti della copia]: “mi offerisco omni meliori via, modo et forma, secundo la qualità, quantità, magnanimitudine, graveza, grosseza del intenso vostro aquilante ponere, mettere et remettere ante travasante una crepula suposta (gravezza sì miserativo delo intenso aquilante grossativo, charatole ponere desceptive, mettere et tramettere ante traversante una gropolosa supposta) nel proprio geometrico del vostro appelativo pretermesse (appellativo per la porta del orto praeter le) verze, capuci, ravaneli, scalognete, herbette et altre mesiance mescolative nomine specifice si chiama (mescolative se chiamerà)carote quisquis habet magnam totam quam (totamque) capere potest”.

 

Proseguendo giungiamo alla frase contenente i due nomi dei trionfi sopra accennati: scrivendo su quanto era avvenuto dalle sue parti, l’autore parla di un avvenimento che aveva visto coinvolta la sua vecchia cavalla la quale il giorno 8 di un mese del 1567 era stata fatta salire su una burchiella a Rialto dove erano stati stipati tremila sacchi (tre mille sachi) di gamberi e che questa barca era partita il giovedì grasso e aveva navigato fino alla Epifania (zuoba grassa scorse per fino ala epiphania) essendosi persa in una tempesta provocata dal vento garbino (persi apresso la fiera de garbin zonseno) ma che poi alla fine tutti erano giunti sani e salvi a destinazione. Ora, allorché l’autore inizia a narrare su quanto era avvenuto nelle sue terre, così scrive: “Da le bande de qua novelle vi so dir de la mia cavalla bolsa (che 'l mio cavallo antigo) adi 7 de botenigo mille et 5 et 6 et 7 el naso (e taso) el bagatella el mato”,dove la variante “e taso” cioè “e taccio” del secondo esemplare va letta “e taccio sulle bagatelle e il matto”, cioè su altre cose di poco interesse e cose senza senso. In pratica all’autore interessava parlare solo di cose che gli stavano a cuore. La sostituzione della parola “el naso” con “e taso” nel secondo esemplare della lettera appare pertanto ben inserita in quanto “el naso”, ponendosi come una svista o copiatura errata del compilatore, non avrebbe avuto alcun senso nella frase.

 

Una ulteriore vicenda accaduta nelle terre dell’autore e che egli riferisce, riguarda l’ortolano dei frati carmelitani (l'ortolan deli frati de i Charmeni) il quale, salito sul suo cavallo carico di tre sacchi di calce da portare alla fiera di Pentecoste (cargo de tre [nella variante ‘dodese’] miera de calcina per andar a le pentecoste), si era imbattuto in ventimila cavalieri di Cardova (se scontrò in vintimille cavalli de cordovani [numero volontariamente esagerato]) armati alla leggera (armadi ala liziera) che, completamente in balia del vento scirocco, cioè sciroccati, fuori di testa (che per comandamento de scirocho e nella variante che per comandamento de theroco) erano stati comandati, cioè erano stati spinti a compiere scorrerie (erano sta comandati che scorsegiasseno) nelle vie e nei vicoli della periferia (de la tangerlina). L’ortolano li affrontò con ingiurie (li assaltoge con le pestenachie) e con altre ridicole azioni (facendo capriole) avendo poi salva la vita.

 

Come precedentemente espresso, il secondo esemplare della lettera sostituisce scirocho con theroco per indicare sia il vento che la sua azione nel rendere folli le persone (6), cosicché il termine theroco deve essere messo in relazione con la follia, con il divenire folli, avvalorando in tal modo quanto da noi già precedentemente espresso sull’etimo della parola Tarocco. Un termine che prese il nome dalla carta del Folle in quanto, fra sensata ed insensata, la follia governa ad ogni passo tutti i 22 trionfi di questo percorso di elevazione verso la conoscenza del Divino (7).

 

Di seguito riportiamo per intero la lettera nelle sue parti da noi prese in considerazione, mantenendo la scrittura originale, dove in molte occasioni le u stanno per v. Fra parentesi invece le varianti apportate nel secondo esemplare: 

 

“Missier N. Franc.° et vui m. Jeronymo più cha fradeli chari.mi. Mosso da tanto marchese, che certissimamente me supera il perolo de la beretta, mi è sta forza a farui la presente lettera: la qual si guardereti ben, credo che uedereti che 1' inchiostro et la carta driza asimiglia al to color. Per tanto se le uostre signorie non mette compenso a soccorermi, non solum quel da Monferà, ma etiam quel da Ferara, credo certissimamente superar, sì che in tal cosa non mi extenderò più oltra, perché cognosco seti prudenti et non richiede che podeti ben intendermi et haueti inteso. Ve auiso chome messer Zanetto è andà a la volta de Verona con la cornatina indosso senza esser sta leso in parte alcuna da tuffo, chosa che reuera me duol in el cuor; non per mal che li voglia, ma per quel rispetto che ben sapeti; ma a tutto è rimedio perché la uostra inclita, magnanima, spectabiliosa, excel.ma, prouida, disgregativa, beatissima, reuerendissima, tangarizante, urbanissima, circumcisa magnanimitatem uestram, metando riposo a la affanata mente scribere clericulis parum (paro) calare le uele. Et per esser condecente, conueniente, gerundial prospetiva al frascatorio uostro magnifico mio (al fracastorio uostro scarpacita de inzegno) mi offerisco omni meliori uia, modo et forma, secundo la qualità, quantità, magnanimitudine, graueza, grosseza del intenso uostro aquilante ponere, mettere et remettere ante trauasante una crepula suposta (grauezza sì miseratiuo delo intenso aquilante grossatiuo, charatole ponere desceptiue, mettere et tramettere ante trauersante una gropolosa supposta) nel proprio geometrico del uostro appelatiuo pretermesse (appellatiuo per la porta del orto praeter le) verze, capuci, rauaneli, scalognete, herbette et altre mesiance mescolatiue nomine specifice si chiama (mescolatiue se chiamerà) carote quisquis habet magnam totam quam (totamque) capere potest. El si ha per lettere de cambio de specie et pulcritudine uestra meliflua et categorica in quantitate magna et maxime de la uostra capacissima, solitaria, gustativa, romancha, strabosa et stratematica (gustativa, terrematicha, scabrosa, bizarescha, stratematicha) tiente alhora et post hic et hec at hoc in omnem terram exiuit sonus eorum et in fines orbis terre de la uostra certa et incerta teorica in hoc arbonicha in prendere (dela certa incerta prosopopeia uostra per uostra theorica carbonicha imprender) pigliare, taglare, infrascare cum le uostre seche ballote dependentis constitutis animalibus cacatiuis in acto rebecante et  trapulatiuo (et dependentiis consecutis animalis cazatiui in forma rebecante neruativa) propter suauitatem odoris merdatiuis metando el nostro bizaro idioma (el nostro delicato et bizarre thomao) in la propria materia viscativa in acto rebecante et trapulatiuo et questo basta quanto a la prima botega. - Da le bande de qua nouelle ui so dir de la mia caualla bolsa (che 'l mio cavallo antigo) adi 7 de botenigo mille et 5 et 6 et 7 el naso (e taso) el bagatella el mato per mezo Conegian apresso Malamoco in mar de baga tre mille sachi (trenta millia sachi) et gambelli cargi in vna burchiella de ruinazo (de ruinazo in Rialto) soracomito la zuoba grassa scorse per fino ala epiphania et (scapuzò per el bussolo et scorsizò per fina ala piphania ala uolta del zoioso et li) spazati li gotoni tra morti rotti e presi se trouò ala fiera de garbin (persi apresso la fiera de garbin zonseno) sani e salui. Preterito plusquam perfecto l'ortolan deli frati de i Charmeni uestito a sguacetto incalce a braga a caual de un barbastegio (sguazetto senza braga in creppa de un barbasteio) cargo de tre (dodese) miera de calcina per andar a le pentecoste (penthecoste per mezo la marangona) se scontrò in vintimille caualli de cordouani armadi ala liziera, che per comandamento de scirocho erano sta comandati che scorsegiasseno (per comandamento de theroco erano sta comandati per scorsizar) tutti li passi doppij et vgnoli de la tangerlina et li assaltoge con le pestenachie, le vituarie et butoge le gramole in manega facendo capriole (et li toltoge le uictuarie e butadoge in manega con le pastagnoche fazando cauriole) in tre solari, fuzì in calce a braga et uene in resta d'aio cum guadagno de 500 fioretti de padoana in borsa, cum li quali andò ala uolta de la torre de Cremona, la qual è fatta tutta de pele de coioni de romiti, quibus incisis per amor del uento de sirocho, che sgionfa la aqua a la palà et maxime a Tre Baselege, poria perhò andar de sora uia e far gran danno. Etc” (8).

 

Note


1 -
Ludovico Zorzi, Voce: Andrea Calmo, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Treccani, Volume 16 (1973). Online al link: http://www.treccani.it/enciclopedia/andrea-calmo_(Dizionario-Biografico)/
2 -
La lettera è riportata nel volume curato da Vittorio Rossi, Lettere di messer Andrea Calmo riprodotte sulle stampe migliori, con introduzione ed illustrazioni di Vittorio Rossi, Torino, Loescher, 1888, pagg. 482-483.
3 - Lo stesso si può dire per un frammento di lettera che si legge a c. 175 r del codice.
4 - Un'indagine da noi svolta presso gli anziani gondolieri di Venezia, ci conferma che ancora i vecchi fino a metà del Novecento designavano con il termine theroco il vento scirocco.
5 - Michael S. Howard ha scritto i seguenti quattro saggi sull’argomento, visibili al momento solo nella versione in inglese: Dionysus and the Historical Tarot I - II - III - IV.  [Nota di Michael S. Howard: il primo di questi saggi riguarda la possibile derivazione del termine "tarocco" dal greco "tarochos", come troviamo descritto nel Lexicon Greco-Latino pubblicato da Aldo Manuzio (1497), nel senso di "perturbatio", cioè perturbazione. Ho  anche ipotizzato che vi fosse un collegamento con "Tharopes" tramite una equivalenza di "th" con la "t". La traduzione latina di Diodoro Siculo curata da Poggio Bracciolini individua in un uomo chiamato "Tharopes" il primo essere umano a cui Dioniso insegnò i suoi riti, dove il partecipante sperimentava un tumulto della mente e una sorta di follia. Nel secondo saggio ho messo in evidenza il fascino che la corte estense provava per Dioniso, la cui prima testimonianza è rappresentata dal tentativo di Alfonso I di acquistare un dipinto di Leonardo raffigurante Bacco e questo nel mese di aprile del 1505, solo tre mesi prima dall’apparizione, nella stessa città di Ferrara, della prima menzione registrata della parola  "tarocco" (in riferimento al gioco di carte). Il saggio prende in considerazione anche la carta del Matto dei tarocchi d'Este. Nello specifico, ciò che mi ha interessato è il rapporto con il tumulto e la follia e non con la semplicità o la stupidità. Nel terzo e quarto saggio ho  svolto un’analisi dei Trionfi. Questa nuova scoperta di Andrea Vitali contribuisce a sostenere quanto ho scritto nei miei saggi].
6 - Sciroccatodicesi di persona balorda, confusa, folle, come se il suo cervello fosse in preda ad una forte tempesta di vento. Con il termine sciroccata viene chiamata infatti la tempesta di mare causata dallo scirocco, anticamente denominato Noto, e che con ogni probabilità ha dato origine al concetto di sciroccato. L’etimo di ‘scirocco’ o ‘sirocco’ è da farsi derivare, secondo il Dizionario Etimologico di Ottorino Pianegiani, “dall’arabo SCIOUQ, che tiene a SCIARQ, oriente, onde SIARQUI orientale e anche scirocco. In francese e provenzale: siroc; in Spagnolo: sirocco, jiroque, jaloque, aloque; in portoghese: xaroco. Nome di vento fra Levante e Mezzogiorno: dai Latini detto Noto”. Sembra molto interessante il nome xaroco in portoghese, assai simile al nostro taroco, oltre al termine arabo Sciouq, che ricorda il nostro sciocco. Insomma, etimi ed etimologie che in qualche modo rimandano nel loro insieme al significato di tarocco come sciocco, folle.
- Si legga a tal proposito il nostro Follia e 'Melancholia'
8 -  Desideriamo ringraziare Diana Romagnoli, vice-presidente dell'Associazione, per averci aiutato nella comprensione della lettera.


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