Saggi di Andrea Vitali

Le Dodici Parole della Verità

Un soldato che va alla messa con un mazzo di carte nella tasca dei calzoni

 

Per Le Dodici Parole della Verità si intende un elenco creato per far conoscere e mandare alla mente importanti eventi della storia del Cristianesimo, una specie di "Biblia Pauperum", come lo fu, in origine, la Scala dei Tarocchi. Le tradizioni popolari di mezza Europa lo ricordano, sia in forma di filastrocca che di narrazione. La sua origine è da ricercarsi, ovviamente, nella leggenda: un giorno il Diavolo, avendo iniziato una disputa con San Martino, lo interrogò sui concetti teologici cristiani, ma il Santo lo gabbò in quanto conosceva tutte le risposte. Al Diavolo non rimase che ammettere la propria sconfitta. I temi variano secondo i luoghi e le rispettive tradizioni, mentre il loro numero di base, dodici, poteva ampliarsi fino a quattordici, sedici e anche più. Nell’elenco troviano a volte il Sole e la Luna (ad indicare la dualità dell’universo), e più costantemente i re magi, i quattro evangelisti, i dodici apostoli, etc. Recitato in forma di filastrocca divenne formula pressoché magica ed esoterica per i valori mistico-sacrali che la caratterizzavano.

 
Dalla Bretagna ci giunge questa versione delle Dodici Parole incentrata sulle carte da gioco, dal titolo Le jeu des cartes servant de livre de messe, che riportiamo per la sua singolarità. La storia fu raccolta dall'autore (1)  nel 1847 da un mendicante cieco, di nome Garandel, presso il Mercato Vecchio a Cótes-du-Nord.          

"Un soldato della Bassa Bretagna, chiamato “Pipin Talduff”, ogni domenica suole recarsi a messa alla città, nella quale il suo reggimento sta di guarnigione, lungi dal suo paese; non sapendo né leggere, né scrivere costui usa portare in chiesa un mazzo di carte, ond’egli va sentendosi, come d’un libro da messa. Una domenica, durante la messa cantata, s’accorge il suo capitano, che quegli tiene il mazzo di carte in mano, e attende a mescolarle quasi che stia in quella di giuocare; allora esso gli fa cenno di mettersele in tasca, e di non più farle vedere. Ma il soldato non se ne cura per nulla, e prosegue a mescolare le sue carte come prima. Finita la messa, il capitano dice al soldato disubbidiente che in pena d’aver giuocato alle carte in chiesa, per dieci giorni starà consegnato nella sala di disciplina. Allora il soldato chiede e ottiene di esporre le ragioni sue e si scusa dicendo che non sa né leggere, né scrivere e che tali carte che ha ricevuto in dono da un vecchio soldato, col segreto di servirsene, gli tengono luogo di libro da messa. Il capitano a sentire tali stranezze, ne fa sulle prime le maggiori maraviglie, e domanda spiegazione al soldato di tale arcano.

Questi allora avendo preso un asso dal mazzo di carte gli dice:


L’Asso che voi vedete, mi fa ricordare che vi è un Dio, un Dio unico, creatore del Cielo e della terra.
Poi prendendo un due e un tre: Quando io rimiro un due od un tre, io vado col pensiero al Padre e al Figlio, od al Padre, al Figlio, od allo Spirito Santo, cioè alla Santissima Trinità.
Il quattro mi rappresenta i quattro evangelisti Marco, Luca, Matteo, Giovanni.
Il cinque mi ricorda le cinque vergini sagge, che dovevano fornire d’olio le loro lampade e serbarle accese sino alla venuta del Messia. Dieci ne avevano ricevute d'ordine; ma cinque di loro lasciarono estinguere le proprie lampade, e furono appellate le cinque vergini stolte.
Il sei mi rappresenta i sei giorni della creazione.
Il sette, è il settimo giorno, la domenica, nella quale il Creatore si è riposato.
L’otto m’indica le otto beatitudini, fortunati soprattutto i poveri di spirito!
Il nove mi designa i nove lebbrosi purificati dal nostro Salvatore. Essi erano dieci, ma un solo gliene rese grazie.
Il dieci mi richiama i dieci comandamenti di Dio.
Se considero poi le figure, i re mi rappresentano i re magi, venuti dall’estremo dell’oriente per rendere omaggio al Signore.
Poi prendendo la regina di cuori: Eccovi, ei dice, la regina di Saba; qui viene dall’estremo dell’Asia per ammirare la saggezza del  gran re Salomone.
Eccolo (il fante di fiori): questo è l’infame saccardo (2) che schiaffeggiò Nostro Signore.
Quando poi considero tutte le figure insieme, trovo che sono dodici, e mi richiamano alla mente i dodici mesi dell’anno.
Tutti i punti del mazzo delle carte riunite mi rappresentano i 365 giorni dell’anno.
Quando conto il numero delle carte, trovo che sono 52, come il numero delle settimane in un anno.
Così, come ben vedete, mio capitano, le mie carte mi servono insieme di libro da messa e da almanacco.

 
Il capitano, udite queste giustificazioni con attenzione e con diletto, non solo il proscioglie dal castigo minacciatogli, ma eziandio gli regala una moneta di sei franchi e lo prende per suo soldato d’ordinanza".


Versione Originale Francese

Un soldat bas-breton, nommé Pipi Talduff, allait à la messe, tous les dimanches, dans la ville où son régiment était en garnison, loin de son pays. Mais comme il ne savait ni lire ni écrire, il emportait à l’église un jeu de cartes, qui lui tenait lieu de livre de messe.

Un dimanche, à la grand’messe, son capitaine l’ayant remarqué tenant ses cartes à la main et les mêlant, comme pour jouer, lui fit dire de les mettre dans sa poche et de ne plus les faire voir. Mais Pipi n’en tint aucun compte et continua de mêler ses cartes, comme devant. Aussi, la messe terminée, le capitaine dit-il au soldat désobéissant :

-  Vous ferez huit jours de salle de police, pour avoir joué aux cartes à l’église, pendant la messe.

-  Me permettez-vous, mon capitaine, lui demanda Pipi, de vous faire connaître mes raisons ?

-  Parlez, lui répondit le capitaine.

-  Je ne sais ni lire ni écrire, mon capitaine, et ces cartes, qui m’ont été données par un vieux soldat, lequel m'a aussi appris à m’en servir, me tiennent lieu de livre de messe.

-  Un jeu de cartes servir de livre de messe Expliquez-moi comment cela peut être, je vous prie.

-  Voici, mon capitaine.

Et prenant un as dans le jeu : - L’as, que voici, me rappelle qu’il y a un Dieu, un Dieu unique, créateur du ciel et de la terre.

Puis, prenant un deux et un trois : - Quand je regarde un deux ou un trois, je songe au Père et au Fils, ou au Père, au Fils et au Saint-Esprit, c’est-à-dire à la sainte Trinité.

Le quatre me représente les quatre évangélistes, Marc, Luc, Mathieu et Jean.

Le cinq me rappelle les cinq vierges sages, qui devaient mettre de l’huile dans leurs lampes et les tenir allumées jusqu’à la venue du Messie. Dix e, avaient reçu l’ordre ; mais cinq d’entre elles laissèrent s’éteindre leurs lampes et furent appelées les cinq vierges folles.

Le six me représente les six jours de la création.

Le sept, c’est le septième jour, le dimanche, où le Créateur se reposa.

Le huit, c’est les huit béatitudes ; - heureux surtout les pauvres d’esprit !

Le neuf, les neuf lépreux purifiés par notre Sauveur. Ils étaient dix, mais un seul le remercia.

Le dix, les dix commandements de Dieu.

Maintenant, si je considère les figures, les rois me représentent les rois mages, venus du fond de l’Orient pour rendre hommage au Seigneur.

Puis prenant la reine de cœur : voici la reine de Saba, qui vint du fond de l’Asie pour admirer la sagesse du grand roi Salomon

Celui-ci le (valet de trèfle), c’est le valet infâme qui souffleta Notre-Seigneur.

Maintenant, quand je considère toutes les figures ensemble, je trouve qu’il y en a douze, et je songe aux douze mois de l’année.

Tous les points du jeu réunis me représentent les 365 jours de l’année.

Quand je compte le nombre des cartes, j’en trouve cinquante-deux, autant qu’il y a de semaines dans l’année.

Ainsi, comme vous le voyez, mon capitaine, mes cartes me servent à la fois de livre de messe et d’almanach.

Quand le soldat eut terminé son explication, le capitaine, qui l’avait écouté attentivement et avec intérêt, lui dit : - C’est bien ; vous êtes un honnête garçon, et je lève votre punition.

Et il lui donna encore une pièce de six francs et le prit pour son brosseur.

(Conté par le mendiant aveugle Garandel, du Vieux-Marché, Côtes-du-Nord, en 1847)

 

Note

 

1 - F. M. Luzel, Le jeu de cartes servant de livre de messe, in "Ligendes chrétiennes de la Basse-Bretagne", 1881, Vol. II, Settima Parte "Récits divers", pag. 231-234.  
2 - Negli eserciti medievali, il portatore di sacchi di vettovaglie e di bagagli.

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