Saggi di Andrea Vitali

Giocare a Tarocchi in Delizia - 1554

Laura Dianti al gioco dei tarocchi alla Delizia del Verginese

 

Dopo che Lucrezia Borgia, seconda moglie di Alfonso I d’Este, passò a miglior vita nel 1519, il duca di Ferrara posò gli occhi su una giovane e avvenente fanciulla di nome Laura Dianti “nata da povero e basso artefice [suo padre era  “berrettaro”], ma dotata di rare doti sì d’animo, che di corpo; e quella prese per compagna del suo letto”. Così scrisse di lei il Muratori nelle sue Delle Antichità Estensi (1), opera a cui faremo riferimento per comprendere il rapporto fra Alfonso e questo suo grande amore. Le necessità fisiche di Alfonso erano a tutti note e su queste ribatte il Muratori per giustificare la sua scelta: “Dopo la morte d’essa Lucrezia, Alfonso, a cui per cagione della sua robustezza di corpo riusciva molto molesta la continenza, e nello stesso tempo stava a cuore di non macchiare con adulterj e stupri [amori carnali non benedetti da un matrimonio], le famiglie onorate de’ suoi Cittadini, né pareva utile o convenevole l’ammogliarsi di nuovo con principessa eguale, massimamente dappoichè meditava un nobilissimo Matrimonio per Donno Ercole, suo Figliuolo: mise gli occhi sopra una giovinetta…” (2).


                                                           Laura Dianti

                                                         Tiziano Vecellio: Ritratto di Laura Dianti - ca. 1523
                                                                            (Collezione Privata - Svizzera)


Il Muratori affermò che Alfonso, per legittimare la loro unione, convolò con lei in giuste nozze, ma i documenti a sostegno appaiono alquanto labili. Molti storici affermano infatti che Alfonso e Laura trascorsero tutta la loro vita da amanti, negando quanto riportato dal Muratori e cioè che: ”..dopo averla per alcuno tempo tenuto come Amica sua, e sempre più conosciuto il merito d’essa, e dopo averne anche avuto due figliuoli, all’uno de’ quali impose il nome di Alfonso, e all’altro di Alfonsino: finalmente a fine di legittimar meglio questi due Fanciulli, legittimati anche innanzi con privilegio dell‘Imperatore e del Papa dal Cardinale Cibò, la sposò, e tenne per sua Legittima Moglie” (3).

 

Fra le diverse tesi a sostegno del matrimonio riportiamo quanto scrisse l’avvocato Filippo Rodi, autore di quattro tomi manoscritti sulla storia di Ferrara, dalla sua fondazione all’anno 1600. Così scrisse riguardo l’anno 1527: “Questa Laura, avvenga che fosse di parenti abietti, fu però di bellezza mirabile, & d’animo, & di maniere così nobili & virtuose, che bene hebbe ragione il Duca se ad amarla fu non meno tratto dalla ragione….Ma Finalmente, dopo averla lungamente tenuta, e conosciuta per donna d’animo pudico, e di altre ottime qualità volse con il sposarla levarla la macchia del stupro (4). Così invece scrisse il sacerdote e canonico della città Marc’Antonio Guarini nel De gli avvenimenti degni di memoria in essa Città di Ferrara accaduti a Mio Tempo, ad iniziare dal 1570, in riferimento al 27 giugno 1573: “Morì la Laura Eustochia Dianti, detta la Bertara, per esser stata figliuola d’un Maestro di tal professione. Fu Donna per un tempo del Duca Alfonso I dopo la morte di Lucrezia, sua Moglie. Et dopo l’avergli partorito due figliuoli, l’un detto Alphonsino, & l’altro Alphonso, la sposò presente gli due Dossi Pittori eccellentissimi, & favoritissimi di questo Duca. Fu donna di singolar bellezza, gratiosa, & d’una bontà & umiltà grandissima” (5).

 

Nonostante queste e altre testimonianze, resta per lo meno strano che un matrimonio di tal genere non abbia trovato menzione nei documenti ducali, come avrebbe dovuto, cosicché di fronte all’incertezza, prevale la logica di una indispensabile documentazione mancante. E se matrimonio ci fu, non avvenne certamente coram populo, ma in qualche piccola cappella segreta, alla sola presenza dei più stretti del Duca, fra cui, come scrive il Guarini, dei due Dossi.

 


                                              Alfonso e Laura

                                                                             Tiziano Vecellio:  Alfonso e Laura
                                                                       (National Gallery of Art, Washington)



Alfonso aveva mutato il cognome di lei in Eustochia, per “indicare i pregi, co’ quali aveva essa guadagnato, e sapeva confermarsi l’affetto suo”. Tramite la variante Eustachia derivante dal greco a significare “in grado di produrre molto spighe” e se messo il nome in relazione con Santa Eustochia Smeralda, monaca messinese di dichiarata virtù, è possibile comprendere tale attribuzione.

 

Dai documenti Camerali risulta che il Duca non tenne la Dianti presso di sé a Palazzo, ma che la fece abitare in una Palazzina che lui stesso ordinò fosse fabbricata nel recinto dei Giardini, ora scomparsi, presso lo stesso Palazzo Ducale (6). Secondo la tradizione, Alfonso si recava da lei attraverso un passaggio sotterraneo che tuttavia non è mai stato trovato.


Il testamento di Alfonso non parla della Dianti che invece viene menzionata nei codicilli redatti alcune settimane dopo: il duca diede mandato ai figli Alfonso e Alfonsino di passare alla madre, vita sua natural durante, la pensione di 300 scudi d'oro all'anno ciascuno, fino a quando "vivrà senza marito". Inoltre essi dovevano "prestare a Madona Laura Eustochia nobile ferrarese ... quella reverenza honore et obedienza che ciascheduno bono et obediente figliolo debbe portare et exhibire ad sua madre" (7). Il 26 ott. 1534, cinque giorni prima della morte, il duca, "moltiplicando ogni giorno più i meriti di Madonna Laura Eustochia ... verso lui", le lasciò (e ai suoi due figli dopo di lei) il palazzo con le adiacenze e le due possessioni del Verginese, che un anno prima egli aveva invece destinate al primogenito Ercole (8).


Così la bella Laura, che possedeva già ampie tenute a Cona, a Codrea, a Quartesana oltre a numerose botteghe in città e alcuni palazzi, ottenne anche la Delizia del Verginese, una villa-castello situata a Gambulaga nei pressi di Portomaggiore. Inizialmente costruito come un casale di campagna deve  la sua denominazione alla presenza del canale, o fosso “Verzenese” che lambiva in più parti la tenuta agricola.



                                   Delizia del Verginese

                                                                                        Delizia del Verginese


Le prime testimonianze documentarie riguardanti la sua costruzione si riferiscono all’ultimo trentennio del Quattrocento, quando l’intero possedimento risultava concesso in amministrazione dalla Camera Ducale a Sigismondo Cantelmo di Sora, uno dei nobili più stimati della corte estense: sappiamo, infatti, che tra il 1485 e il 1493 l’architetto Biagio Rossetti vi compariva impegnato in mansioni di sovrintendenza, mentre il pittore Giovanni Bianchini ricevette compensi per dipingere camini con imprese araldiche e un fregio attorno tutto il perimetro esterno della dimora. Dopo la morte di Francesco Cantelmo la villa passò in usufrutto all’allora principe Ercole d’Este (1533), ma è proprio in un atto di donazione rogato il 26 ottobre 1534 che si fa il primo esplicito riferimento ad un “palazzo cum quelle due possessione” concesso da Alfonso I d’Este alla presunta moglie Laura Dianti, da trasmettersi poi ai figli Alfonso e Alfonsino (9).


La Dianti frequentò assiduamente quella Delizia, luogo di ristoro e di villeggiatura quando a Ferrara il caldo diventava insopportabile, e ovviamente cercò di apportarvi tutte le migliorie possibili in quanto sua residenza. Un elenco delle spese da lei sostenute per ogni genere di acquisti si trova nei “Zornali de li denari contanti” a lei riferiti presenti all’Archivio di Stato di Modena. Di nostro interesse risulta in particolare l’indicazione di spesa per l’acquisto di un mazzo di carte e di tarocchi, elencata sotto l’anno 1554: “13 luglio: Alla detta Signora soldi 10 marchesani per Sua Signoria ad uno che fa carte per il preti de uno paro de carte et uno paro de tarochi mandati al Vergenese a Sua Signoria per Alberto Basso suo lavoratore, £. 0.10.0” (10). In pratica vennero dati ad una Signora prima menzionata e che probabilmente svolgeva la funzione di ufficiale pagatore per conto della Dianti, 10 soldi marchesani affinché pagasse il prezzo  di un  mazzo di carte e uno di tarocchi ad una persona che produceva carte da gioco, portate al Verginese da un lavoratore della stessa Dianti.

Un amore, quello degli Estensi per carte e tarocchi, che Laura, in quanto Donna di Alfonso, non poteva che mantenere.


Una volta morto il Duca, la Dianti visse nel suo palazzo di via degli Angeli, dedicandosi all'educazione dei figli per i quali aveva scelto come precettori Cinzio Giraldi e Pellegrino Moreto, oltre che occuparsi dell'amministrazione delle sue vaste proprietà e del governo dei feudi dei figli, Montecchio e Castelnuovo.


Il Palazzo venne frequentato da artisti come Tomaso da Carpi e il figlio Girolamo, Camillo Filippi e il figlio Sebastiano detto il Bastianino, e da Battista Dossi a cui Laura commissionò un ritratto del duca; da intellettuali come Luigi Grotto, Alberto Lollio, Vincenzo Brusantini, Battista Guarini e Giovanbattista Giraldi, da musici, attori e belle donne divenendo una vera e propria piccola corte, in cui la Dianti allestiva spettacoli, feste e danze a cui accorrevano gli stessi principi di casa d'Este. Se Renata di Francia sembra fosse in cordiali e amichevoli rapporto con lei, lo stesso non si può dire del marito, il duca Ercole II, che al contrario pare mostrasse ostilità nei suoi confronti e verso i giovani Alfonso e Alfonsino tanto da attrarre il sospetto di aver occultato i documenti del matrimonio tra la Dianti e il Duca Alfonso (11). L'amore per il teatro, la danza e le feste della Dianti è ricordato anche da diverse lettere che Francesco Susena inviò ad Alfonso quando questi, ancora vivente, si trovava in Francia: "La Signora Laura... sta benissimo et tuttavia passa il tempo la sera in far danzare alla colonna col piffaro alla francese o alla napoletana” (lettera del 25 Novembre 1553) (12).

Sta di fatto che “dopo la morte di Alfonso I, fino alla propria, [la Dianti] fu pubblicamente, e sopra tutto in Ferrara, e in faccia alla Corte Ducale, e senza che alcuno gliel’impedisse, trattata con Titoli Principeschi, e superiori a quei di gentildonna privata, e congiunti con Cognome di Casa d’Este (13).


Negli ultimi anni di vita la Dianti frequentò il Convento di sant’Agostino, chiamando Battista Dossi a dipingerne la sala capitolare, e lì fu sepolta quando la morte la colse all’età di settanta anni, il 27 giugno 1573. Nel suo testamento, oltre a lasciti in favore dei figli del defunto fratello Bartolomeo, Virginia e Alfonso, e della prediletta nipote Renea, dispose che una notevole somma fosse devoluta a monasteri e chiese della città. L'intera corte, compreso il duca Alfonso II, il cardinale Luigi, il clero, i tribunali e le arti della città parteciparono al suo funerale. Nel Compendio Historico delle Chiese di Ferrara, Marc'Antonio Guarini, parlando della Chiesa di Sant'Agostino, così scrive (14): "Nel medesimo sepolcro (di D. Giulia della Rovere) anche giace Laura Eustochia Dianti, terza moglie del sopranominato Duca Alfonso I, la quale venne accompagnata alla sepoltura con solennissima pompa, dove anche intervenne il gran Cardinale Luigi Estense, il Duca Alfonso II, e Don Alfonso, suo figliuolo" (15).

 

Note

 

1 - Lodovico Antonio Muratori, Delle Antichità Estensi, Parte Seconda, Cap. XI, Modena, Stamperia Ducale, pag. 363.
2 - Ibidem
3 - Ibidem
4 - Ivi, pag. 446.
5 - Ibidem
6 - Ivi, pag. 433.
7 - Riccardo Rimondi, Estensi: storia e leggende, personaggi e luoghi di una dinastia millenaria, Cirelli & Zanirato, 2004, pag. 106.
8 - Ibidem
9 - Si cfr: Le Delizie Estensi: Delizia del Verginese,
online al link http://old.castelloestense.it/delizie/ita/delizie/verginese.html
10
-  ASmo, AdP, reg. 1063 “Zornali de li denari contanti [di Laura Dianti]”, c. CXXI.
11- Si cfr: Dizionario Biografico degli Italiani Treccani, Vol. 39, 1991.
Online al link http://www.treccani.it/enciclopedia/laura-dianti_(Dizionario-Biografico)/
12 -
Giulio Bertoni, Poeti e Poesie del Medio Evo e del Rinascimento, Modena, Umberto Orlandini, 1922, pag. 262.
13 - Lodovico Antonio Muratori, op. cit., pag. 438. 
14 - D. Marc'Antonio Guarini,  Compendio Historico dell'Origine, Accrescimento, e Prerogative delle Chiese e Luoghi Pij della Città, e Diocesi di Ferrara, Ferrara, Heredi di Vittorio Baldini, 1621, pag. 323.
15 - Si ringrazia il Dott Sandro Bolognesi, responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Portomaggiore, per averci assistito in questo lavoro.


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